Come classificare Ramsey, allora? Un killer calcolatore o solo un patetico impotente che aveva perso la testa?
Dagli un sacco di corda, mettiti seduta, guarda e ascolta. Troppo sperare che s’impiccasse da solo, ma magari avrebbe infilato da sé la testa nel cappio.
Giunse a RanchHaven alle nove meno venti e la guardia le fece cenno di passare. Si fermò tuttavia a chiedergli se era stato in servizio nella notte di domenica e lui rispose di no, che c’era un altro. Poi chiuse la porta della guardiola.
Petra risalì il viale d’accesso. L’illuminazione artificiale affievoliva il rosa della facciata facendo apparire la villa ancora più grande, ma non meno confusa sul piano architettonico.
Le aprì la porta per metà una giovane donna di origine ispanica, non Estrella Flores. Quel tanto che Petra scorgeva dell’interno della casa era immerso nell’oscurità.
«Buonasera», salutò. «Sono il detective Connor per il signor Ramsey.»
«Sì?» Carina, viso rotondo, occhi grandi color uva americana e capelli neri raccolti in una crocchia. Sui venticinque. Stessa uniforme rosa e bianca che aveva indossato Estrella Flores.
Petra ripeté il proprio nome e le mostrò il distintivo.
La cameriera indietreggiò di un passo. «Un momentito.» Stessa voce che aveva udito al telefono. Dov’era l’altra?
«C’è Estrella Flores?»
Confusione. La giovane donna fece per girarsi e Petra le toccò la spalla. «Donde està Estrella?»
Cenno negativo con la testa.
«Estrella Flores? La… governante?»
Nessuna risposta e un tentativo di sorriso fraterno non alterò l’espressione stolida della domestica.
«Como se llama usted, señorita?»
«Maria.»
«Nombre de familia?»
«Guerrero.»
«Maria Guerrero.»
«Sì.»
«Usted conoce Estrella Flores?»
«No.»
«Estrella no trabaja aqui?»
«No.»
«Desde cuánto tiempo usted trabaja aqui?»
«Dos dias.»
Due giorni. Estrella volatilizzata. Perché sapeva qualcosa che non voleva sapere e aveva preferito dileguarsi? Si rammaricò di non averle parlato subito.
Nel momento in cui Maria Guerrero si girava di nuovo per andarsene, risonò una voce maschile.
«Detective…» Dall’oscurità apparve Ramsey in bianco, stropicciatissima camicia di lino bianca, calzoni di seta ecru, mocassini ecru, niente calze.
Una raffigurazione in positivo? Io sono un bono.
Tenne la porta aperta per Petra. L’aria in casa era viziata e la sola fonte di illuminazione era una lampada da tavolo in fondo al vasto soggiorno. Era al buio anche il museo delle automobili, dietro la vetrata che sembrava una grande lavagna.
Ramsey camminò mezzo metro davanti a lei, andò alla lampada, ne accese un’altra e fece una smorfia, come se fosse rimasto abbagliato. Era rimasto seduto al buio fino a quel momento? Aveva le maniche arrotolate senza cura all’altezza dei gomiti e i capelli scomposti in una massa irregolare.
«Si accomodi, prego.» Attese che avesse preso posto e si sedette a sua volta ad angolo retto rispetto a lei, con le ginocchia a un paio di spanne dalle sue.
Così rimase con le mani posate ai fianchi e la faccia tirata, invecchiata. Qualche capello grigio in più nei riccioli, ma forse era colpa dell’illuminazione. O la tintura che cedeva.
«Grazie di avermi ricevuta.»
«Si figuri», rispose lui, inalò dal naso e si toccò un angolo della bocca.
Petra estrasse il taccuino, lasciando che il lembo della giacca le ricadesse in modo da lasciar intravedere il distintivo che portava al taschino della camicia. Rivolgendogli il lato del taccuino con la scritta LAPD in blu. Attenta a come reagiva a quei piccoli indizi di autorità.
Lui stava guardando altrove. Il grande caminetto di pietra, freddo e buio.
«Desidera bere qualcosa, detective?»
«No grazie, signore.»
«Se cambia idea, me lo faccia sapere.»
«Non mancherò, signor Ramsey.» Petra aprì il taccuino. «Come va?»
«Dura. Molto dura.»
Lei gli rivolse il suo sorriso più comprensivo. «Ho notato che ha una cameriera diversa da quella che era qui l’altra volta.»
«Quella di prima mi ha piantato.»
«Estrella Flores?»
Lui la fissò. «Sì.»
«Da quanto tempo lavorava per lei?»
«Due anni, mi pare. Più o meno. Ha detto che voleva tornare in El Salvador, ma io so che è stato per… per quello che è successo a Lisa. Lei voleva bene a Lisa. Suppongo che tutto… la vostra visita dev’essere stata un trauma per lei, perché quella sera stessa ha fatto i bagagli.» Alzò le spalle. «Poi mi sono piombati addosso i giornali. È stato difficile mantenere la testa sulle spalle.»
«Ha ricevuto molte telefonate?»
«Da restarne travolto, tutte al numero di lavoro. Quello che ho dato a lei è della mia linea privata. Ho fatto inoltrare tutto all’ufficio di Greg. Lui non parla con nessuno, così si spera che alla lunga desistano.» Si massaggiò gli occhi, scosse la testa.
«Dunque si è procurato subito un’altra cameriera», notò Petra.
«Me l’ha trovata Greg.»
Lei conversava senza scrivere nulla. Concesse a Ramsey una pausa di silenzio da riempire, ma lui abbassò la testa. Le spalle larghe s’incurvarono nella classica postura del cordoglio. Mano sotto il mento ora. Il Pensatore.
«Estrella Flores era affezionata a Lisa», disse finalmente Petra, «però non l’ha seguita quando Lisa si è trasferita a vivere altrove.»
«No», confermò Ramsey alzando gli occhi. «Perché Estrella è così importante?»
«Probabilmente non lo è, signore. Sto cercando di farmi un quadro della personalità di Lisa. C’era forse qualcosa che può aver sconsigliato a Estrella di seguirla? Era una padrona di casa esigente?»
«Ne dubito», rispose Ramsey. «Probabilmente è stato per i soldi. Io la pagavo di più di quanto le avrebbe dato Lisa. Pensione, assicurazione, tutto in regola. Lisa aveva una casa piccola, non avrebbe avuto bisogno di un aiuto così costoso.»
Dunque il nervosismo di Flores quella prima volta non era dovuto a qualche irregolarità sulla sua posizione di immigrata. E adesso era scomparsa…
Ramsey allargò un po’ le gambe. «No, non era difficile lavorare per Lisa. Era intelligente, piena di energia, dotata di un grande senso dell’umorismo. Certe volte sapeva essere un po’… brusca, però no. Non direi che fosse una persona difficile.»
«Brusca?»
«Sarcastica.»
Proprio come aveva detto Kelly Sposito.
«Senza cattiveria», aggiunse Ramsey. «Solo le capitava di essere… un po’ caustica. Era un aspetto del suo senso dell’umorismo. Non ho mai conosciuto donna più brava nel raccontare una barzelletta…»
S’interruppe, richiuse le gambe. «Lei ci avrà visto dello sciovinismo maschile da parte mia, ma davvero non ho conosciuto molte donne capaci di raccontare barzellette. Non nel senso di una Phyllis Dillers o di una Carol Burnetts. Dico di donne che non lo fanno di professione.»
«E a Lisa piaceva raccontarle.»
«Quand’era in vena… Avete idea di chi l’abbia uccisa?»
«Ancora no, signore. Accettiamo volentieri dei suggerimenti.»
«Non è plausibile che Lisa abbia agganciato qualche maniaco e sia andata con lui al Griffith Park. Le piacevano soprattutto gli uomini maturi, i tipi più normali e integrati, non di quelli che… imbizzarriscono.»