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Su Hegn ci sono 817 re. Ciascuno ha titoli su certe terre o certi palazzi, o almeno parti di palazzi; ma la proprietà di una regione o il suo dominio non è quel che fa re. L’importante è avere la corona e portarla in determinate occasioni (come l’incoronazione di un altro re), avere la propria dinastia registrata in modo indiscutibile nel Libro del Sangue, e tracciare il solco di inaugurazione alla prima partita del campionato regionale di sutpot, presenziare all’annuale Benedizione del Pesce e sapere che la propria moglie è la regina, il primogenito, il principe della corona e il fratello è il principe reale e la sorella la principessa reale e i parenti e i loro figli sono di sangue reale.

Per la sopravvivenza di un’aristocrazia è necessario che persone di rango elevato formino legami di amicizia soltanto con altre del loro genere.

Fortunatamente su Hegn ce ne sono in abbondanza.

Un po’ come sul mio piano la genealogia di un purosangue può essere fatta risalire nel tempo fino a Godolphin Arabian, ogni famiglia reale di Hegn può seguire all’indietro nel tempo la propria linea di discendenza fino a Rugland di Hegn-Glander, che ha regnato otto secoli fa. Ai cavalli non interessa la propria genealogia, ma i loro proprietari badano a essa, e così i re e le famiglie reali. In questo senso, Hegn può essere visto come un grosso allevamento di stalloni.

Anche se non viene mai ammesso apertamente, c’è la convinzione che alcune case reali siano leggermente, per così dire, più reali di altre, perché discendono direttamente dal primogenito di Rugland e non da uno degli altri otto figli. In realtà tutte le altre famiglie reali hanno contratto così tante volte matrimonio con membri della dinastia centrale da costituire un legame incrollabile. Inoltre, ogni casa rivendica una propria unica, incomparabile prerogativa, come derivare da Alfign dell’Ascia, il semileggendario conquistatore dell’Hegn Settentrionale, o avere un santo tra i parenti, o un albero genealogico mai macchiato da un matrimonio con semplici duchi o duchesse e che mostra (sulla relativa pagina sempre aperta del Libro nel Sangue conservato nella biblioteca di palazzo), una continua, inadulterata fioritura di principi e principesse dal sangue veramente blu.

E così, quando la novità dell’annuale Aggiunte e supplementi finalmente si spegne, gli ospiti reali dei ricevimenti reali possono sempre riprendere a discutere i gradi di consanguineità, nel tentativo di risolvere certi problemi come: «Il figlio nato dal secondo matrimonio di Agnin IV con Tivand di Shut è davvero il principe ucciso all’età di tredici anni difendendo il palazzo del padre contro gli Anti-Agnati e quindi poteva, o non poteva, essere il padre del duca di Vigrign, successivamente re di Shut?»

Non sono problemi che appassionano tutti; il tranquillo fanatismo con cui gli abitanti di Hegn vi si dedicano, annoia o offende molti visitatori del loro piano.

Il fatto che gli Hegn non abbiano assolutamente il minimo interesse per qualunque altro popolo che non sia il loro, è un ulteriore ragione di fastidio e persino rabbia. «Sono dei forestieri», questo è tutto ciò che gli Hegn sanno su di loro e non gli interessa sapere altro. Sono troppo educati per dire: «un vero peccato che debbano esistere questi forestieri», ma se si soffermassero a riflettere sull’argomento, lo penserebbero.

In ogni caso, non hanno bisogno di preoccuparsi dei forestieri. C’è qualcun altro che se ne occupa. L’Hotel Interplanario su Hegn si trova a Hemgogn, un bellissimo, piccolo regno sulla costa occidentale. L’Agenzia Interplanaria gestisce l’hotel e assume guide locali. Le guide, che sono prevalentemente duchi e conti, accompagnano i visitatori a vedere il Cambio della Guardia sulle Mura, eseguito a mezzogiorno e alle sei del pomeriggio da principi del sangue che indossano il magnifico abbigliamento tradizionale. L’Agenzia offre anche visite a un paio di regni adiacenti.

L’autobus corre senza scosse lungo l’antica e indistruttibile strada, in mezzo a frutteti illuminati dal sole e foreste di cibi selvatici. I turisti scendono dall’autobus e visitano le rovine, oppure entrano nelle parti del palazzo aperte ai visitatori. I residenti del palazzo sono distanti, ma infallibilmente civili e cortesi, come si addice alla regalità.

A volte la regina scende e sorride ai turisti senza veramente posare l’occhio su di loro, e informa la graziosa, piccola principessa della Corona che può invitarli a raccogliere e consumare quanto desiderano nel frutteto del palazzo. Poi lei e la principessa si ritirano nei loro appartamenti privati, i turisti pranzano e infine ritornano all’autobus. Fine.

Essendo un po’ introversa, trovo Hegn di mio gradimento. Non si è tenuti ad avere rapporti con i suoi abitanti, visto che la cosa risulterebbe impossibile. Il cibo è buono, il clima gradevole. Mi sono recata laggiù varie volte e mi sono fermata più del normale turista, ed è così che sono venuta a sapere dei suoi Cittadini Comuni.

Percorrevo la via principale di Legners Royal, capitale di Hemgogn, quando vidi una vera folla nella piazza davanti alla vecchia chiesa dei Tre Reali Martiri.

Pensando che fosse una delle ricorrenti feste o funzioni, mi unii alla folla per guardare. Quegli avvenimenti sono abitualmente lenti, pieni di decoro e profondamente noiosi. Ma sono i soli avvenimenti di quel piano e posseggono una sorta di fascino della noia che è tutto loro.

Presto però mi accorsi che era un funerale e che era assai diverso da ogni altra cerimonia degli hegn a cui avessi assistito, soprattutto per il comportamento dei partecipanti.

Erano tutti di sangue reale, naturalmente, come qualsiasi folla di Hegn, dove tutti sono principi, duchi, conti, principesse, duchesse, contesse ecc., ma non si comportavano con il riserbo dei reali, l’aplomb sovrano, l’apatia maestosa che avevo sempre visto in loro, fino a quel momento.

Erano fermi nella piazza e una volta tanto non erano occupati in qualcuno dei loro doveri rituali o occupazioni tradizionali o hobby, ma si limitavano ad affollarsi insieme, come per trarre conforto l’uno dall’altro. Erano turbati, angustiati, disorganizzati e stavano quasi per diventare lamentosi.

Tradivano un’emozione. Erano addolorati, e lo erano apertamente.

La persona più vicina a me nella folla, era la duchessa vedova di Mogn e Farstis, zia acquisita della regina. Conoscevo la sua identità perché l’avevo vista tutte le mattine, alle otto e mezza, uscire dal palazzo reale per portare a passeggio nei giardini reali, che confinano con l’hotel, il gorki preferito del re.

Una delle guide dell’Agenzia mi aveva rivelato chi fosse. Io l’avevo osservata dalla finestra della sala da pranzo dell’hotel, mentre il gorki, un bell’esemplare fortemente testicoluto, si liberava sotto i cespugli di fiori-formaggio e la duchessa vedova distoglieva lo sguardo, con la tranquilla espressione di vuoto assoluto che assumono solo gli occhi dei veri aristocratici.

Ma adesso quegli occhi chiari erano pieni di lacrime e la faccia della duchessa, cascante e coperta di rughe, tremava nello sforzo di contenere i sentimenti.

«Vostra signoria», le dissi, augurandomi che il translatomat fornisse il giusto appellativo per una duchessa, nel caso mi fossi sbagliata. «Mi perdoni, sono di un altro paese, di chi è il funerale?»

Lei si voltò verso di me, senza guardarmi, leggermente sorpresa, ma troppo assorta nel suo dolore per meravigliarsi della mia ignoranza o della mia temerarietà.

«Sissie», rispose, e le bastò pronunciare il nome per piombare in un singhiozzo disperato. Si voltò dall’altra parte, nascose la faccia nell’ampio fazzoletto di pizzo; non osai chiedere altro.

La folla cresceva rapidamente, in modo costante. Quando il feretro usci dalla chiesa, portato a spalle, doveva essere presente almeno un migliaio di persone: la maggioranza della popolazione di Legners, tutti membri della famiglia reale affollati nella piazza. Il re, i due figli e il fratello seguivano la bara a rispettosa distanza.