Fecero uscire dalla città una grande squadra di lavoratori, protetti da arcieri e da uomini armati di lancia. Gli Huyani, scavando furiosamente e minando il terreno con cariche esplosive, cambiarono in trentasei ore il corso dell’Alon per l’intero miglio e mezzo oggetto della contesa. Con i loro esplosivi formarono una diga che chiuse l’alveo e scavarono un canale che correva, con un arco, lungo il confine da loro rivendicato, a ovest del letto precedente. Il nuovo fiume seguiva la fila di rovine delle varie mura costruite nel tempo e abbattute da Meyun.
Poi mandarono messaggeri a Meyun, dall’altra parte del pascolo, per annunciare, in termini cortesi e cerimoniali, che la pace tra le due città era ritornata, dato che il confine sempre rivendicato da Meyun, la sponda orientale del fiume Alon, era accettabile per Huy, a patto che il bestiame di Huy potesse abbeverarsi in certi punti della sponda orientale.
Una certa parte del consiglio di Meyun sarebbe stata disposta ad accettare questa soluzione. Ammettevano che le scaltre donne di Huy li avevano defraudati della loro proprietà, ma era solo un tratto di pascolo lungo meno di due miglia e largo meno di mezzo, e i loro diritti di pesca nelle polle dell’Alon non sarebbero più stati in discussione. Quindi invitavano ad accettare il nuovo corso del fiume.
Ma alcune menti meno arrendevoli si rifiutarono di cedere all’inganno. Il Lactore Pubblico fece un intervento in cui lamentò che ogni palmo di quel terreno prezioso era bagnato del sangue rosso dei figli di Mey e reso sacro dal manto stellato di Tarv. Quel discorso determinò l’esito del voto.
Meyun non aveva ancora inventato esplosivi molto efficienti, ma è più facile ridare a un fiume il suo corso originale che indurlo a seguirne uno artificiale. Una selvaggia, entusiastica forza lavoro di cittadini, scavando furiosamente, protetta da arcieri e soldati armati di lancia, riportò in una sola notte l’Alon nel suo alveo.
Non ci fu resistenza, non ci fu spargimento di sangue. Il Consiglio di Huy, orientato verso la pace, aveva proibito alle proprie guardie di attaccare la squadra dei lavoratori e dei soldati di Meyun.
Mentre era fermo sulla riva orientale dell’Alon, non avendo incontrato opposizione e fiutando la vittoria nell’aria, il Lactore Pubblico urlò: «Avanti, uomini! Schiacciamo quelle sgualdrine intriganti, una volta per tutte!» E con un solo grido, dicono gli annali, tutti gli arcieri e i lancieri di Meyun, seguiti da gran parte dei cittadini che erano venuti ad aiutare a riportare il fiume nel suo vecchio alveo, attraversarono di corsa il mezzo miglio di prato fino alle mura di Huy.
Irruppero nella città, ma la guardia cittadina era pronta ad accoglierli, così come i cittadini stessi, che lottarono come tigri per proteggere le loro case.
Quando, dopo un’ora di lotta sanguinosa, il Lactore Pubblico venne ucciso — abbattuto da una zangola da quaranta pinte, per il burro, volata da una finestra e finita sulla sua testa, scagliata da una casalinga infuriata -le forze di Meyun si ritirarono in disordine fino all’Alon. Laggiù si raggrupparono e difesero coraggiosamente il fiume fino al calar della notte, quando vennero ricacciate indietro e dovettero rifugiarsi nella loro città.
Le guardie e i cittadini di Huy non cercarono di entrare in Meyun; invece, tornarono indietro, collocarono esplosivi e scavarono tutta la notte per riportare l’Alon nel suo nuovo letto, che curvava a ovest.
Data la natura altamente infettiva delle tecnologie della distruzione, era inevitabile che Meyun scoprisse come procurarsi esplosivi potenti come quelli della città rivale. L’aspetto, forse inconsueto, fu che nessuna delle città li usava come armi.
Non appena Meyun ebbe gli esplosivi, il suo esercito, guidato da un uomo col titolo di nuova creazione «Artificiere Pubblico», uscì in marcia dalla città e fece saltare la diga che bloccava il vecchio letto dell’Alon.
Il fiume ritornò nel suo vecchio corso e l’esercito fece rientro a Meyun.
Sotto il loro nuovo «Ingegnere Supremo», nominato dalle deluse e vendicative Consigliere di Huy, le guardie uscirono dalla città ed effettuarono qualche complesso lavoro di demolizione a mezzo esplosivi, che, bloccando il vecchio corso e approfondendo l’accesso al nuovo corso del fiume, portò l’Alon a scorrere felicemente in quest’ultimo.
Da quel momento in poi, il territorialismo delle due città-stato si espresse quasi completamente sotto forma di esplosioni.
Anche se molti soldati, cittadini e un numero ancor superiore di bovini vennero uccisi, a mano a mano che il progresso tecnologico portava ad agenti di distruzione sempre più potenti e capaci di far saltare in aria quantità di terra sempre più grandi, quelle cariche non vennero mai utilizzate come mine, con l’intenzione di uccidere. Il loro unico fine era quello di raggiungere il grande scopo di Meyun e Huy.
Per quasi cento anni le due città-stato dedicarono la maggior parte delle loro energie e delle loro risorse a quello scopo.
Verso la fine del secolo, il paesaggio della regione era cambiato in modo enorme e irrevocabile. Un tempo, i prati scendevano dolcemente fino alle rive, coperte di salici, del piccolo Alon con le sue chiare polle piene di trote, le strettoie di roccia, i punti di abbeverata fangosi, e i guadi dove le mucche si fermavano con aria quasi sognante e con l’acqua che arrivava alle mammelle. Al posto di tutto questo c’era adesso un canyon, una vasta depressione, larga mezzo miglio da un lato all’altro e profonda quasi seicento braccia.
Le pareti sporgenti erano composte di terra e di frantumi di roccia. Nulla vi cresceva; anche quando non erano destabilizzate dalle ripetute esplosioni, le piogge invernali le consumavano, le facevano scivolare continuamente sotto forma di frane di pietre e smottamenti di terra che bloccavano il corso del torrente scuro, soffocato dal limo in sospensione, che scorreva nel fondo, e lo costringevano a erodere la parete sull’altro lato, causando nuove frane ed erosioni, che allargavano e allungavano il canyon.
Sia la città di Meyun sia quella di Huy si trovavano adesso a poche centinaia di braccia dall’orlo del precipizio. Persistevano a sfidarsi dai due lati dell’abisso che s’era divorato i loro pascoli, i loro campi, le loro bestie e tutti i loro thube di oro.
Dato che il fiume e tutto il territorio conteso erano adesso in fondo a quella immensa voragine di fango e di pietra, non c’era nulla da guadagnare con ulteriori esplosioni; ma l’abitudine era troppo forte.
La guerra non terminò fino alla terribile notte in cui, in un improvviso, mostruoso momento, metà della città di Meyun tremò, s’inclinò e scivolò tutta intera nel Grande Canyon dell’Alon.
Le cariche che avevano destabilizzato la parete est del canyon, erano state collocate non dall’Ingegnere Supremo di Huy, ma da dall’Artificiere di Meyun. Tuttavia, per l’afflitta e terrorizzata popolazione di Meyun, il disastro non era colpa loro, ma di Huy. Infatti era a causa dell’esistenza di Huy che il Pubblico Artificiere aveva collocato erroneamente le cariche.
Molti cittadini Huy accorsero dall’altra riva dell’Alon, attraversandolo qualche miglio più a nord o più a sud, dove era meno profondo, per aiutare i superstiti dell’enorme smottamento di fango che s’era inghiottito metà delle case e della popolazione di Meyun. Quella onesta generosità non rimase senza effetto. Venne dichiarata una tregua. Fu rispettata e col tempo si trasformò in pace.
Da allora la rivalità tra Meyun e Huy è sempre intensa, ma non ha più dato luogo a esplosioni. Non avendo più mucche o pascoli, vivono di turismo.
Appollaiato proprio sull’orlo della Riva Ovest del Grande Canyon, quel che rimane di Meyun ha il privilegio di sorgere in un luogo pittoresco e drammatico, che attrae migliaia di visitatori ogni anno. Ma la maggior parte di questi! visitatori si ferma a Huy, dove si mangia meglio, e che è a pochi passi dalla Riva Est, con la sua meravigliosa vista del canyon e delle rovine semisepolte di Meyun Vecchia.