Выбрать главу

Quando ha fatto la sua spesa ed è passata dal Cantuccio degli Angeli, una sorta di piccola cappella dove servono il tè, posta all’interno della Locanda del Piccolo Tamburino dove lei si ferma di solito — c’è l’Adeste Fideles, mi ha detto, che è ancora più bella, ma costerebbe troppo — Sulie si è però concessa il regalo di un viaggio a O Little Town. È «il posto che più le piace al mondo», mi ha spiegato.

Se ha tempo ci va su uno slittino a un solo cavallo, lungo la Via degli Alberi di Natale, una strada che corre in mezzo a due file di abeti con decorazioni natalizie, coperta di neve artificiale perché quella naturale non è disponibile.

La cugina Sulie è stata piuttosto vaga sul paesaggio al di là di quegli abeti.

«Be’, c’è sabbia, un po’ come dove crescono i pini», mi ha riferito. «Solo che non ci sono i pini. Ma dovresti sentire come tintinnano i campanellini della slitta! E sai che il cavallo ha sempre la coda corta? Proprio come nella canzone Jingle Bells!»

Se invece ha poco tempo, va da Noël City a O Little Town con il Xmas Xpress, un tramjet. A O Little Town ci si muove a piedi e tutt’al più, se non si può camminare o non se ne ha voglia, si può prendere uno dei Trenini di Santa Claus, dove il manovratore è un elfo; i trenini sono costituiti da una piattaforma aperta e circolano costantemente tra i vari punti di interesse.

«Impossibile perdersi», ha affermato la cugina Sulie. «E, sai, sono così sicuri. Pensa alla differenza rispetto a tutte quelle brutte cose che succedono in Terrasanta. Sentirsi al sicuro fa proprio una grande differenza.»

Ci sono anche le chiese, oltre ai campanili, a O Little Town; sono le copie di edifici famosi di Gerusalemme, Roma, Guadalupe, Atlanta e Salt Lake City.

Abitanti vestiti in quelli che mia cugina ha chiamato «una sorta di vestiti da Bibbia», gestiscono bancarelle in un animato mercato all’aperto; vendono bastoncini di torrone alla menta, rotoli di liquirizia gommosa, giocattoli, oggetti d’artigianato e souvenir; i bambini giocano sulla soglia di piccole case di campagna e di tanto in tanto arriva un pastore che attraversa la strada con il suo piccolo gregge di pecore.

A breve distanza dal villaggio c’è quello che i depliant descrivono, in tono vibrante e reverenziale, come il punto culminante di ogni visita, il Presepe.

Alla cugina Sulie sono venute le lacrime agli occhi quando me ne ha parlato. «Si ha l’impressione di essere all’aperto, perché tutto è contenuto sotto un grande tendone. Come il circo, ricordi? Però assomiglia più a un… come si chiama, un planetarium. Con il cielo nero della notte e sopra di te le stelle. Anche quando fuori è giorno e c’è il sole, là dentro è notte e ci sono le stelle. E la Stella, la Stella di Natale! Brilla proprio sopra quella piccola, umile, povera mangiatoia. Ah, da mettere vergogna alla nostra recita sul prato, quella della Prima Chiesa Battista. Sono venuta a dirtelo. È così bello. E gli animali! Non solo una pecora o due, ma greggi intere, e mucche, e asini, e cammelli, e sono veri. Anche la gente è vera! Viva!

«E quel bambino, adorabile! Oh, lo so che devono essere soltanto attori e che lo fanno per lavoro, ma sento che sono benedetti da quello che fanno, anche se non ne sanno nulla. Una volta ho parlato con uno dei personaggi, l’ho riconosciuto nel cortile di una di quelle piccole e graziose casette del villaggio. Gli avevo visto fare Giuseppe più di una volta, un uomo distinto, sui cinquanta, una bella faccia, e ti dico che Giuseppe, chissà perché, non è brutto come tutti gli altri. I tre Re Magi, per esempio… con quelli, neanche da morta! E la piccola Maria Vergine è persino troppo angelica per questo mondo. Ma Giuseppe sembra più alla mano. Così l’ho salutato, e lui ha sorriso e ha agitato le mani come fanno quegli stranieri e ha detto: Merra-Krissma! come dicono loro. Sono così carini, tutti. Ti fanno davvero capire lo spirito natalizio.»

Sulie ha aggiunto di provare un grande dolore per il fatto che i bambini malati non possano raggiungere l’Isola del Natale.

«Quei poveri piccoli che non riescono ad aspettare tutti quei mesi fino all’arrivo di Babbo Natale… potessero vedere l’arrivo di Santa Claus a Yuleville! C’è tutte le sere alle nove e lo ripetono alle undici. Senti il rumore degli zoccoli e sono le renne che arrivano, sul tetto della Casa Modello. Puoi assistere dalla piazza o anche dalla tv a circuito chiuso. Babbo Natale scende dalla slitta e salta giù nel camino, come uno di quei pupazzi a molla che balzano fuori quando apri la scatola, ma al contrario… non ti piacerebbe vederlo? E il muso della renna che brilla come una luce di posizione! Ma pare che non ci sia modo di portarci i bambini senza dargli troppo disturbo. Anche se la compagnia ha perfezionato scientificamente il passaggio per gli adulti.

«Sai, io non me la sentirei di andare in uno di tutti quegli altri piani. Dio solo sa dove potrei finire! L’Isola del Natale è una destinazione garantita. Ma è un vero peccato, non puoi prendere un povero bambino malato e portarlo a soffrire e a preoccuparsi in un aeroporto affollato, anche se sarebbe un bel divertimento per lui.» Qui Sulie, che ha il cuore tenero, ha sospirato. «Io non me lo merito», ha continuato. «A volte, sai, mi dico che non tornerò laggiù. Non dovrei farlo. Sono troppo avida. Dovrei aspettare che sia il Natale ad arrivare a me. Ma è così lungo, il periodo tra un dicembre e il successivo…»

Ci sono altre isole dei Giorni di Festa, nel piano della Compagnia Grande Gioia. La cugina Sulie ha visitato solo l’Isola di Pasqua. Non le è piaciuta granché, forse perché quando c’è andata aveva il raffreddore ed era preoccupata per il suo viaggio da Denver a Seattle.

Aveva, un po’ rischiosamente, cambiato piano mentre era già a bordo del suo aereo, fermo sulla pista mentre gli toglievano il ghiaccio dalle ali per la terza volta, durante una tempesta di neve. «Non era il momento adatto per viaggiare», ha confessato.

Il dépliant mostra una duna sabbiosa, con in cima una fila dei familiari monoliti della nostra Isola di Pasqua, quella dei Mari del Sud. Mia cugina pare essersele perse, o non averle guardate.

«Probabilmente cercavo qualcosa di un po’ più sacro», mi ha detto. «Mi è piaciuta l’esposizione delle uova dell’imperatore russo. I rubini, l’oro e il resto. Erano graziose. Ma c’è da chiedersi perché gli imperatori avessero bisogno di tante uova. E le tenevano tutte in piedi, ho letto da qualche parte. Mi pare strano. Si vede che erano comunisti. Ma quei conigli! Santo Cielo! Conigli dappertutto. Anche sotto i piedi. Non mi sono mai piaciuti i conigli, da quando James ha cercato di allevarli per venderli al mercato delle carni, giù ad Augusta.

«L’aveva convinto Fred Inglesy, ma non c’era mercato per quella carne, e poi James ha avuto il tumore, i conigli si sono presi la malattia dei conigli e in una settimana sono morti tutti, morti come mosche, dal primo all’ultimo, e io non avevo il modo di liberarmi di quella massa disgustosa, allora ho dato fuoco a quelle gabbie e le ho bruciate tutte. Oh, mio Dio. Allora non mi piace pensarci. Ci sono un mucchio di pulcini che pigolano da tutte le parti, sono così carini. E i cestini che vendono al Mercato della Lepre Marzolina sono splendidi, ma non potevo spendere molto. E poi faceva caldo! Io continuavo a pensare alla tormenta di Denver. Non ero dell’umore giusto, suppongo. Troppi conigli e troppe uova.»

A giudicare dalle brochure promozionali, Natale, Pasqua e Quattro di Luglio sono le isole più grandi, maggiormente attrezzate e più popolari.

Il dépliant per Hollo-Een!, piuttosto modesto, parla sempre di divertimento per l’intera famiglia ed è chiaramente indirizzato ai genitori bloccati nell’aeroporto con i figli.