Una giovane madre, non istruita, ma dotata di buone capacità d’osservazione, portò il figlio davanti a uno specchio e invitò il membro della commissione a guardarlo.
«Mi Min», disse al bambino. «Guarda, Mi Min, chi c’è nello specchio? Chi c’è, caro? Quel bambino, che cosa fa?»
Ma il bambino «non si relazionava in alcun modo con l’immagine», scrisse l’investigatore. «Non mostrava alcun interesse per essa. Non fissava mai negli occhi l’immagine allo specchio. Più tardi notai che anche se a volte, casualmente, il suo sguardo incrociava il mio, non mi fissava negli occhi, né io riuscivo a fissare i suoi. La cosa mi parve stranamente inquietante.»
Per di più, lo stesso membro della commissione era turbato dal fatto che nessuno dei bambini indicasse mai col dito gli oggetti o seguisse la direzione in cui era puntato il dito di un’altra persona.
«Gli animali e i bambini piccoli», scrisse, «guardano il dito anziché la direzione verso cui è puntato e non indicano oggetti. L’indicare, come gesto significativo e compreso, è uno sviluppo spontaneo e normale che si verifica nel primo anno di vita di un bambino.»
I Superintelligenti obbedivano in modo erratico a ordini semplici, diretti. Se si diceva loro: «Va’ in cucina» o: «Siediti», spesso obbedivano. Se si chiedeva loro: «Hai fame?» a volte andavano, a volte no, in cucina o al tavolo per ricevere cibo. Quando si ferivano, nessuno dei bambini correva da un adulto piangendo per il «male». Si sedevano in terra, piagnucolando o rimanendo in silenzio.
Un padre disse: «È come se non sapesse che cosa gli è capitato, come se sapesse che è successo qualcosa, ma non che è successo a lui». E aggiunse con orgoglio: «È un duro. Un vero soldatino. Non chiede mai aiuto».
Le parole gentili parevano non significare nulla per i bambini, anche se quando li si abbracciava appoggiavano la guancia contro la persona o si rannicchiavano contro di essa. A volte un bambino pronunciava o canticchiava qualche parola affettuosa: «Buono buono buono» e «Mamma morbida mamma morbida», ma non in risposta a parole affettuose dei genitori. Si voltavano quando li si chiamava, e molti di essi, se si chiedeva loro il nome, lo dicevano, anche se alcuni non rispondevano mai.
I genitori riferivano che sembravano sempre più «parlare con se stessi» o che «non ascolta» e che il loro uso dei pronomi era spesso arbitrario: «tu» per «io» e «me» per «loro». Tutto il loro linguaggio sembrava essere sempre più spontaneo che responsivo, casuale e non finalizzato.
Dopo un anno di intenso e paziente studio e di discussioni, la commissione pubblicò il rapporto. Si esprimeva con grande cautela. Sottolineava il caso di Ra Gna, che aveva continuato a dormire fino a un’ora per notte e anche a fare di tanto in tanto un sonnellino durante il giorno e che dunque era considerata, ai sensi dell’esperimento, un insuccesso. La differenza tra lei e gli altri Superintelligenti fu così descritta a un reporter dello schermo domestico — in modo vivace e senza censurare il pensiero — da uno dei membri della commissione: «È una cara piccola, un po’ una sognatrice. Hanno tutti un’aria sognante. È come se fosse lontana. Intendo dire che la sua mente si allontana; parlare con lei è un po’ come parlare al cane, non so se mi spiego. Ascolta le parole, ma gran parte del discorso è solo rumore per lei. A volte però la si vede rabbrividire come una persona che si sveglia all’improvviso, e allora lei è qui, e lo capisce. A nessuno degli altri succede. Non sono qui presenti. Non sono da nessuna parte».
Le conclusioni della commissione furono che «a quanto risulta, lo stato permanente di veglia impedisce al cervello di raggiungere la piena coscienza».
I media gridarono con soddisfazione per un mese sui Bimbi Zombie — i Morti Cerebrali Insonni, l’Autismo Programmato, il Sacrificio di Innocenti sull’Altare della Scienza, «Perché Non Mi Lasciano Dormire, Mamma?» — poi persero interesse.
L’interesse del governo, invece, venne mantenuto in vita per altri dodici anni dalle instancabili pressioni del dott. M. Prof. Uy Tug, il quale disponeva del solido appoggio di uno dei più apprezzati consiglieri del Supremo Pinnacolare e di vari, influenti, generali dell’esercito.
Poi, all’improvviso e senza informare il pubblico, il finanziamento venne ritirato.
Molti degli scienziati supervisori del progetto avevano già lasciato quella ricerca e il dott. M. Prof. Uy Tug era morto di arresto cardiaco. Gli angosciati genitori dei Superintelligenti — che per tutti quegli anni erano stati costretti a risiedere nell’Istituto, naturalmente ben nutriti e vestiti e con accesso a tutte le comodità moderne, eccetto i dispositivi di comunicazione — uscirono e subito chiesero aiuto.
I loro figli avevano ormai dai quindici ai diciassette anni ed erano del tutto privi di sonno. Con la pubertà erano pienamente entrati nello stato che alcuni osservatori chiamavano «coscienza alterata», altri «non coscienza vigile», altri sonnambulismo. L’ultima definizione era particolarmente fuorviante. Erano tutt’altro che nel sonno, e non erano indifferenti a ciò che li circondava, diversamente dal sonnambulo, che esce a camminare in mezzo al traffico o cerca di pulirsi dalla mano la maledetta macchia, come Lady Macbeth. Erano fisicamente coscienti in ogni istante. Non erano mai in stato non cosciente.
Godevano di ottima salute. E poiché erano nutriti regolarmente, con abbondanza, e il cibo era sempre disponibile, non avevano alcuna capacità come cacciatori e raccoglitori. Camminavano avanti e indietro, andavano qua e là senza meta, a volte si dondolavano dagli attrezzi ginnici forniti loro o dai rami degli alberi nel parco, grattavano in terra con le mani fino a fare un pozzetto o una montagnola, o facevano la lotta. Maturando, quelle lotte tra cuccioli si erano trasformate progressivamente in giochi sessuali e infine in copule.
Due madri e un padre si erano uccisi durante la lunga prigionia, e un altro padre era morto di infarto. I quaranta genitori sopravvissuti avevano continuato per anni a sorvegliare ventiquattr’ore su ventiquattro i figli: dodici ragazze e dieci ragazzi, tutti adolescenti, tutti svegli per tutto il giorno. Le condizioni dell’esperimento proibivano ai genitori di chiudere a chiave le porte; non potevano impedire ai giovani di incontrarsi. La richiesta dei genitori, perché venissero loro forniti contraccettivi, era stata rifiutata dal dott. M. Prof. Uy Tug, il quale era convinto che la seconda generazione di a-somniaci avrebbe finalmente dimostrato la sua teoria, quale si poteva leggere nel manoscritto, per il momento inedito, di A-somnia: la risposta che attendiamo.
Quando l’istituto venne aperto, quattro delle ragazze avevano bambini, che erano accuditi dai nonni, e tre erano incinte. Una delle madri era stata violentata da uno degli a-somniaci ed era a sua volta incinta. Le fu permesso di abortire.
All’apertura fece seguito un periodo oscuro e vergognoso in cui il governo rifiutò qualunque responsabilità sull’esperimento e abbandonò a se stessi coloro che vi avevano preso parte.
Alcuni dei Superintelligenti vennero sfruttati sessualmente e a scopi di pornografia. Uno fu ucciso dalla madre. A quanto disse lei, era stata legittima difesa; subì una condanna leggera.
Alla fine, quando salì al potere il 44° Supremo Pinnacolare, tutti gli a-somniaci superstiti, compresi i loro figli, vennero trasferiti in una riserva, su un’isola lontana, nel vasto delta del Fiume Ru Mu, dove i loro discendenti sopravvivono ancor oggi, sotto la protezione del governo di Hy Brisal.
La seconda generazione non dimostrò la teoria di Uy Tug, ma testimoniò l’abilità degli ingegneri genetici: le caratteristiche si trasmisero perfettamente. Nessun discendente dei Superintelligenti fu mai capace di dormire dopo avere compiuto il quinto anno d’età.
Gli a-somniaci dell’Isola della Veglia sono oggi 55. Il clima è abbastanza caldo e vanno in giro nudi. Frutta, formaggio, pane e altri cibi che non richiedono preparazione, sono lasciati sulla riva da una gettobarca ogni due giorni. A parte questi rifornimenti, è applicata una severa politica di isolamento. Non è permesso portar loro aiuti umanitari o medici.