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I turisti, compresi quelli degli altri piani, possono accedere a un’isola vicina, da cui, grazie a potenti cannocchiali, possono guardare gli a-somniaci da dietro un riparo. A volte squadre di osservazione, composte di scienziati, vengono calate con l’elicottero su due torri d’osservazione poste sull’isola stessa. Quelle torri, inaccessibili agli a-somniaci, sono attrezzate con strumenti agli infrarossi e altri perfezionati dispositivi d’osservazione. Gli osservatori si nascondono dietro vetri che sono trasparenti da un solo lato.

I gruppi dell’Associazione Salviamo i Bambini A-somniaci hanno il permesso di camminare e di vigilare sulla riva sud.

Di tanto in tanto questi volontari della ASBA cercano di effettuare qualche salvataggio attraversando il fiume, ma le gettobarche e gli elicotteri dell’esercito glielo hanno sempre impedito.

Gli a-somniaci si stendono al sole, camminano, corrono, si arrampicano, si dondolano, lottano, si spidocchiano — se stessi o spidocchiano gli altri — tengono in braccio i bambini, li allattano e fanno sesso. I maschi lottano per rivalità sessuale e spesso percuotono le donne che rifiutano il rapporto. Tutti combattono di tanto in tanto per il cibo e c’è anche stato un certo numero di omicidi in apparenza privi di ragione. Lo stupro di gruppo è comune, perché i maschi si eccitano nel vedere gli altri copulare. Ci sono indicazioni di legami affettivi tra madre e bambino e tra fratelli. Per tutto il resto non ci sono rapporti sociali.

Non vi è insegnamento, non c’è indicazione che gli individui imparino abilità o abitudini attraverso l’imitazione. Gran parte delle femmine mette al mondo un figlio l’anno, a partire dall’età di tredici o quattordici anni. Le loro capacità materne possono soltanto essere innate, ma la questione se possiedano capacità innate non è ancora stata accertata; in ogni caso, la maggior parte dei bambini muore. Le madri abbandonano i bambini morti dove si trovano. Dopo lo svezzamento, i bambini sono lasciati a se stessi; dato che è sempre fornito cibo in eccesso, un buon numero sopravvive fino alla pubertà.

La morte delle femmine adulte è di solito causata dalle percosse o da complicazioni del parto. Le femmine a-somniache raramente raggiungono i trent’anni. I maschi vivono più a lungo, se sopravvivono al periodo pericoloso, intorno ai vent’anni, quando le lotte sono pressoché costanti.

Il più anziano abitante dell’isola, FB-204, soprannominato Fibby, è stata una femmina sopravvissuta fino a 71 anni. Fibby ebbe un figlio a quattordici anni e sembrò diventare sterile da allora in poi. Non rifiutò mai i tentativi di copulare dei maschi e di conseguenza venne percossa solo di rado. Era timida e molto pigra, raramente si presentava sulla riva, tranne che per raccogliere il cibo e poi nascondersi subito in mezzo agli alberi.

L’attuale patriarca è un maschio dai capelli bianchi, MTT-311, di 56 anni, muscoloso e ben fatto. Passa la giornata a riposare sulla spiaggia e la notte si aggira senza sosta nelle foreste dell’interno. A volte scava con le mani buchi e fossi o fa una pila di pietre per ostruire il corso di un ruscello, a quanto pare per il piacere fisico di farlo, perché le dighe non hanno alcuno scopo e la loro tenuta non è mai sufficiente a fermare lo scorrimento dell’acqua.

Una delle giovani femmine trascorre una parte di quasi tutte le notti costruendo pile di corteccia e di foglie che assomigliano a grossi nidi, ma non li usa mai per qualche scopo. Varie femmine danno la caccia alle formiche e alle larve nei tronchi caduti e le mangiano a una a una. Queste sono le uniche osservazioni di un comportamento finalistico che vada al di là della soddisfazione delle necessità fisiche immediate.

Anche se sono estremamente sudici e le femmine invecchiano presto, in genere gli a-somniaci sono molto belli in gioventù. Tutti gli osservatori notano la loro espressione, che è descritta come blanda, serena, supremamente calma. Un recente libro sugli a-somniaci era intitolato Il popolo felice… seguito dall’equivalente orichi di un punto interrogativo.

I filosofi orichi continuano a discuterne. Si è felici se non si è coscienti di esserlo? Che cos’è la coscienza? La coscienza è davvero un grande bene, quale noi la riteniamo? Chi sta meglio, una lucertola che si crogiola al sole o un filosofo?

«Meglio» in che senso e a che scopo? Al mondo sono esistite lucertole per un periodo di tempo assai superiore a quello dei filosofi. Le lucertole non si lavano, non seppelliscono i morti e non compiono esperimenti scientifici. Il numero delle lucertole che sono esistite è molto superiore a quello dei filosofi. Le lucertole, dunque, come specie, rappresentano un successo superiore a quello dei filosofi? Dio ama le lucertole più dei filosofi?

Qualunque sia la risposta che diamo a queste domande, dall’osservazione degli a-somniaci — o da quella delle lucertole — pare che la coscienza non sia necessaria per vivere una soddisfatta vita da senziente. Anzi, quando viene portata all’estremo a cui l’hanno portata gli esseri umani, la coscienza di sé può impedire la vera soddisfazione. Diventa il verme nella mela del piacere. La coscienza dell’essere interferisce con l’essere? Lo travia, lo comprime, lo azzoppa?

Pare che ogni pratica mistica di ogni piano cerchi precisamente di sfuggire alla coscienza. Se il Nirvana è la mente libera da se stessa, libera di unirsi al corpo nella pura unità con il suo mondo o il suo dio, gli a-somniaci hanno raggiunto il Nirvana?

Senza dubbio la coscienza richiede un costo elevato. Il prezzo è costituito, evidentemente, dal terzo della nostra vita che trascorriamo ciechi, sordi, muti, inermi e privi della mente… ossia addormentati.

Però, in quel periodo, sogniamo.

La poesia L’Isola della Veglia di Nu Lap ritrae gli a-somniaci dicendo che trascorrono l’intera vita «nel sogno di un sogno»…

Sogni d’acqua che sulla sabbia eterna scorre, sogni di corpi uniti, che s’aprono come fiori profondi, sogni d’occhi sempre aperti alle stelle, al sole, ad altri mondi.

Una poesia molto commovente, che ci mostra una delle poche immagini positive degli a-somniaci. Ma gli scienziati di Hy Brisal, anche se forse preferirebbero dare ragione al poeta nel tentativo di tranquillizzare le coscienze, dicono che gli a-somniaci non sognano e non sono in grado di sognare.

Come sul nostro piano, solo certi animali, tra cui sono compresi gli uccelli, i cani, i gatti e gli uomini, entrano regolarmente nello stato particolare di corpo/cervello, altamente specifico, chiamato sonno. Una volta in esso, e solo in esso, alcuni di loro entrano nello stato, o attività, ancor più specifico, caratterizzato da tipi di onde cerebrali, chiamato sogno.

Gli a-somniaci non hanno questi stati di esistenza. I loro cervelli non si comportano così. Sono come i rettili, che rallentano fino all’inerzia, ma non dormono.

Un filosofo di Hy Brisal, To Had, ha enunciato questi paradossi. Per essere un Sé, occorre non essere niente. Per conoscere se stesso, occorre essere in grado di non conoscere nulla. Gli a-somniaci conoscono il mondo in modo continuativo e immediato, senza alcun periodo di tempo vuoto, senza posto per il Sé. Non avendo sogni, non raccontano storie e non hanno necessità di un linguaggio. In questo modo non hanno futuro. Vivono nel «qui» e «nell’adesso», perfettamente in contatto. Vivono nel fatto puro. Ma non possono vivere nella verità perché la via della verità, dice il filosofo, passa per la menzogna e il sogno.

LA LINGUA DEI NNA MMOY

Il «giardino utopia» di Nna Mmoy gode giustamente della fama di essere assolutamente sicuro. «Un piano ideale per i bambini e gli anziani.» I pochi visitatori che vi si recano, bambini e anziani compresi, di solito lo trovano estremamente noioso e se ne allontanano non appena possibile.