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SEN si alzò e andò a piedi nudi in bagno. THX lo guardò prendere da un flacone una pillola gialla e inghiottirla.

— Non avete risposto alla mia domanda — gridò SEN dal bagno, mentre riempiva un bicchiere d’acqua.

«Quale domanda?» si chiese THX. Sedette sul letto e appoggiò la schiena contro la parete. SEN tornò in camera da letto e andò a sedersi. nell’angolo. Stava curvo come per proteggersi da forze sconosciute.

— Riesco a accettare le cose solo fino a un certo punto — disse. Indicò il letto vuoto vicino a quello dove sedeva THX. — Il mio ex-compagno di stanza, per esempio. Qualcuno si chiederà cosa abbia fatto, per essere distrutto. Tempo sprecato. Ha fatto qualcosa, naturalmente, e ora è scomparso. È così.

THX avrebbe voluto chiedere di LUH, ma le parole non gli uscivano.

SEN parlava con voce sincera. — Ma se si ha la possibilità di… adattarsi, sarebbe sciocco rinunciare al proprio adattamento. La pensate così anche voi, vero? — Guardò attentamente THX. — State sudando. Qui non fa molto caldo. Vi sentite male? — SEN si drizzò e si guardò intorno. — Però fa più caldo qui che fuori. Non sono ancora stato fuori, ma di solito… Non è mai regolato bene.

THX finalmente esplose.

— Dov’è LUH?

— Cosa?

Il supervisore si intromise. — Conto finito — disse.

Guardandola con un certo timore, SEN le allungò la propria scheda. Lei la infilò in una macchinetta e la restituì a SEN insieme con un pezzo di carta rosa.

— Questo dovete tenerlo — disse.

— Sì, certo.

Se ne andò. L’appartamento rimase silenzioso.

— Puzzano — disse SEN. — È disgustoso. L’avete notato?

— Perché avete fatto venire LUH qui?

— Perché siete così preoccupato?

— Cosa bolle in pentola?

— Vi voglio come compagno di stanza.

— Dov’è LUH? — chiese ancora THX.

— Staremo bene entrambi — spiegò SEN. — Ho già sistemato tutto.

Finalmente THX capì cosa stava dicendo. — No. Non potete farlo. La selezione dei compagni è computerizzata. Non potete. Cos’avete fatto a LUH?

SEN sorrise. — Abbiamo fatto una lunga chiacchierata e ha convenuto che per voi sarebbe bene cambiare. Ha capito che voi e lei non eravate adatti come compagni di stanza. Ma siete sconvolto. Volete un sedativo?

— Il vostro è un abuso! — disse THX.

— Non dite così — rispose affabile SEN. — Voi non state bene.

— Lei non ha detto che non siamo adatti!

SEN si strinse nelle spalle. — So cosa pensate. Ma cambiare il programma non è un gran crimine, vero? Io so come sistemare queste cose. LUH vi darebbe solo noie. L’ho vista lavorare e, anche tenendo conto che è nata-naturalmente, si comporta stranamente. Non potete vivere con una così.

THX si alzò in piedi, barcollando. SEN gli fu accanto e gli parlò all’orecchio. — Non posso vivere solo. Voi osservate scrupolosamente le regole sanitarie, ho controllato. Mi stupisce che stiate con LUH. Lei non osserva le regole. Sapete cosa intendo. Saremo felici. Credetemi, vi sto facendo un favore!

THX si diresse verso la porta con passo malfermo. — Non mi sento bene. — Fuggì via, correndo alla cieca.

Si ritrovò in una cabina di preghiera, con lo stomaco sottosopra e madido di sudore.

— Cosa mi succede? Cosa sono io per lei e cos’è lei per me? Niente. È una compagna di stanza. Io…

— Si? — disse la voce di OMM, ansiosa.

— Divido l’appartamento con lei. I nostri rapporti sono normali. Non dividiamo altro che lo spazio. Cosa…

— Si — disse la voce, consapevole.

— Cosa mi sta facendo? Mi sembra di morire. — Rabbrividì. Si sentiva bruciare. Lo stomaco si contorceva.

— Sì — disse la voce, paziente.

D’un tratto THX vomitò un liquido giallo-verdastro, di bile, sulle mattonelle bianche della cabina.

— Voi siete un vero credente — disse OMM, sereno. — Benedizione dello Stato. Benedizione delle masse. Siete una creatura divina. Creata a immagine dell’uomo dalle masse, per le masse. Ringraziamo di avere un’occupazione che ci riempie. Lavorate duro; aumentate la produzione; prevenite gli incidenti; e siate felice.

L’immagine scomparve. Indebolito, THX aprì la porta e quasi cadde, uscendo dalla cabina maleodorante. Un uomo fece per entrarvi, poi tornò indietro e guardò male THX.

THX si fermò a una cabina di Controllo per pulirsi e prendere un eccitante e si senti meglio. «Adesso vado a casa. Lei sarà lì. Sarà lì.»

4

La strada più veloce per tornare a casa era lo scivolo lungo il corridoio pedonale principale. Ma THX vide che era bloccato.

La gente brulicava nel corridoio e lungo il nastro dello scivolo; alcuni erano pazienti, altri chiaramente irritati.

— È la quarta volta che si rompe questo mese.

— È da un’ora che è fuori servizio.

— Un’ora? Sono due ore che aspetto!

— Tenetevi al corrimano, prego — gracchiavano gli altoparlanti dall’alto, — State sulla destra; se volete passare, passate sulla sinistra. Tenetevi al corrimano…

THX cominciò a farsi strada a spallate. Ma man mano che avanzava la folla era sempre più fitta, finché raggiunse un punto dove non ci si poteva muovere: c’era un brusio, come vicino ad un alveare. Tutti ingoiavano pillole, e non si poteva andare né avanti né indietro.

— Non ho mai visto un ingorgo come questo.

— No… la settimana scorsa avreste dovuto vedere. Durò sei ore. Mi addormentai in piedi!

Non c’erano robopoliziotti in giro. Né squadre riparazioni. Né ordini, istruzioni o scuse dagli altoparlanti. Nient’altro che lo stupido: — Tenetevi al corrimano, prego…

Attraverso la foresta di teste, THX vide l’entrata di un ascensore. Si fece strada a gomitate e prese l’ascensore per il livello del supermercato. «Attraverserò quel livello, poi scenderò.»

Era affollato anche lì. La gente si comportava diversamente, nelle zone degli acquisti: erano tutti frenetici, spiritati, intenti a tener stretti i loro pacchi. Qui c’erano molti robopoliziotti con gli elmetti e le uniformi nere di pelle.

Dagli altoparlanti veniva una voce amichevole:

— Ricordatevi! Due soli giorni ancora per mettervi in regola con la Quota Consumo ottantotto. Non fatevi prendere sotto il livello di consumo. Siate i primi a raggiungere la Quota Consumo ottantotto. Comprate adesso!

«Devo» pensò THX. La sua ultima, quota era sotto il livello e non voleva che la cosa si ripetesse.

I magazzini erano affollati. «LUH. Voglio tornare da LUH.

Ma le voci insistevano:

— Due soli giorni ancora per mettervi in regola con… — Suonava come un ordine.

— Comprate adesso!

«Ci vorrà solo un minuto.»

Entrò nel negozio più vicino e trovò una catasta di esagoni di plastica arancioni. C’era stampigliato sopra il timbro «Quota Consumo 88». Ne prese uno e andò alla macchina vicina. Prese la scheda e la inserì.

— Un attimo — disse — questo è il vecchio tipo.

La voce metallica di un osservatore uscì dalla macchinetta. — Che c’è?

— Quest’unità di consumo è il tipo vecchio. Ho cambiato il mio consumatutto un mese fa e ho preso il tipo nuovo. Questo non andrà bene.

La macchina fece «click», poi si udì una voce femminile:

— Per maggior gratificazione ed efficienza il consumo è stato standardizzato. Scusate se avete dovuto affrontare qualche temporaneo inconveniente. Mettete la vostra scheda di riconoscimento nella lettrice. Trasferiremo le unità sul vostro conto appena possibile.

— No — disse THX. — La mia scheda l’avete già qui, e questo è l’esagono sbaglia…