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L’ispettore Crombie-Carson era un tipo magro e scontroso che non faceva la minima concessione alla propria umanità, né a quella degli altri. La faccia era piccola ma con i lineamenti grossi, come se le aree intermedie fossero diventate più piccole ravvicinando, in compenso, gli elementi base. Gli occhiali, montati in tartaruga, i baffi color sabbia e una grossa escrescenza trovavano posto, non si sa come, nella sua faccia.
«Non mi convincete affatto» disse in tono secco, militaresco, fissando Hutchman con ostilità dichiarata. «Siete uscito di casa domenica mattina e siete venuto da Crymchurch fin qui per prendere un aperitivo con la signorina Knight?»
«È così.» Hutchman, da quando aveva notato la TV in mezzo alla folla, si sentiva a disagio. «Audrey e io ci conosciamo dai tempi dell’università.»
«E vostra moglie non ha niente da ridire, su queste vostre visite?»
«Be’, mia moglie non sapeva dov’ero.» Lucas cercò di abbozzare un sorriso, evitando di pensare a Vicky. «Le avevo detto che andavo a lavorare per un’oretta.»
«Già.» Crombie-Carson guardò Hutchman, con disprezzo. Fin dall’inizio del colloquio evitava l’atteggiamento da sono anch’io un uomo come tutti gli altri, usato da tanti funzionari di polizia nei loro rapporti con il pubblico. Svolgeva un lavoro per cui, spesso, era odiato e, a sua volta, era disposto a odiare. «Cosa avete provato, quando siete arrivato qui e avete scoperto che c’era già il signor Welland?»
«Sapevo che l’avrei trovato. Vi ho già detto che sono venuto per prendere l’aperitivo e fare quattro chiacchiere.»
«Però avete detto a vostra moglie che andavate al lavoro.»
«Ho una situazione domestica difficile. Mia moglie è gelosa, in modo irragionevole.»
«Che guaio, per voi.» Per un secondo, la bocca di Crombie-Carson si assottigliò. Sembrava che i suoi lineamenti si riavvicinassero ancora di più. «Incontro moltissimi uomini che hanno la stessa croce da portare.»
Hutchman corrugò la fronte. «Cosa tentate di dire, ispettore?»
«Non cerco mai di dire. So controllare perfettamente il mio linguaggio, e le mie parole significano sempre quello che voglio dire.»
«Mi pareva che alludeste a qualcos’altro.»
«Davvero?» Crombie-Carson sembrava molto stupito. «Forse, signor Hutchman, avete letto qualcosa nelle mie parole. Siete già stato altre volte, in questo appartamento?»
«No» rispose, d’istinto.
«Strano. Gli inquilini del piano terreno sostengono che la vostra macchina era…»
«Intendevo di giorno. Sono stato qui l’altra sera.»
L’ispettore si lasciò andare a un mezzo sorriso. «Fin verso le ventitré e trenta.»
«Fin verso le ventitré e trenta» convenne Hutchman.
«E che scusa avete trovato per vostra moglie?»
«Che ero andato fuori a bere qualcosa.»
«Già.» Crombie-Carson guardò il sergente in divisa, in piedi vicino a Audrey, e lui annuì leggermente, trasmettendo un messaggio che Hutchman non capì. «E adesso a voi, signorina Knight. Da quanto ho capito il signor Welland aveva deciso di venirvi a trovare oggi.»
«Sì.» Audrey parlava con tono stanco esalando boccate di fumo grigio, mentre fissava il soffitto.
«La domenica, a quanto sembra, avete parecchio da fare.»
«Anzi.» Audrey non mostrò di notare, nelle parole di Crombie-Carson, nessun sottinteso. «Alla domenica mi impegno a rilassarmi.»
«Bene bene. E così, dopo che il signor Welland era qui da un’ora, avete deciso che era opportuno che incontrasse il signor Hutchman.»
«Esatto.»
«Perché?»
Audrey alzò gli occhi. «Che cosa, perché?»
«Perché avete fatto incontrare un professore comunista e un esperto in missili telecomandati?»
«La professione e la politica non c’entrano, in tutto questo. Mi capita spesso di far conoscere tra loro i miei amici.»
«Realmente?»
«Ma certo!» Audrey era pallida, ma si controllava bene. «E poi, la gente che viene da ambienti diversi reagisce in modo più interessante che…»
«Me ne rendo conto.» Crombie-Carson s’infilò le mani nelle tasche dell’impermeabile grigio, si avvicinò alla finestra dal vetro rotto e, per un secondo, guardò nella strada. «E oggi, mentre i vostri due ospiti reagivano in modo così interessante tra loro, il signor Welland ha deciso di salire su questo tavolino per mettervi a posto la tendina?»
«Sì.»
«Che cosa aveva la tendina?»
«Non chiudeva bene. Gli anelli erano rimasti impigliati sul ferro.»
«Già.» Crombie-Carson provò a tirare le tendine. La stoffa scivolò senza intoppi lungo il ferro, con un ticchettio smorzato.
Audrey lo guardò in faccia. «Aubrey, probabilmente, aveva già eliminato l’intoppo prima di cadere.»
«È probabile.» L’ispettore annuì, scontento. «Se fosse stato ancora occupato ad aggiustare la tenda, sentendo il tavolino sfuggirgli sotto i piedi si sarebbe aggrappato alla stoffa. Naturalmente avrebbe trascinato con sé ogni cosa, ma forse non sarebbe precipitato.»
«Secondo me, aveva già finito» intervenne Hutchman. «Anzi, forse stava per scendere, quando il tavolino si è capovolto.»
«Eravate entrambi nella stanza, al momento dell’incidente?»
«Sì, però non guardavamo la finestra. Abbiamo sentito uno schianto, e lui non c’era più.»
Crombie-Carson scrutava Audrey. «Se non sbaglio, il signor Welland, oltre che insegnare matematica, era istruttore di ginnastica.»
«Mi pare di sì.»
«Peccato che i suoi riflessi non l’abbiano aiutato. Forse aveva bevuto troppo.»
«No. Non aveva ancora bevuto.»
La faccia dell’ispettore era impassibile. «Il signor Hutchman ha detto che era venuto qui per prendere l’aperitivo.»
«Sì» rispose Hutchman irritato. «Ma non per mettermi a berne uno dopo l’altro, appena arrivato.»
«Già» commentò Crombie-Carson. «Bisogna osservare le forme, s’intende.» Fece un giro per la stanza, lentamente, fermandosi ogni due passi per aspirare l’aria, rumorosamente. «Avrò bisogno delle vostre deposizioni scritte. Nel frattempo, non lasciate la zona senza il mio permesso. Andiamo, sergente.» I due poliziotti, dopo un ultimo sguardo circolare, lasciarono l’appartamento e, nei pochi secondi in cui la porta rimase aperta, le voci di molte persone arrivarono dal pianerottolo, roche e impazienti.
«Che individuo simpatico» disse Hutchman. «Polizia ex-coloniale, direi.»
Audrey saltò giù dal divano e gli andò incontro, a testa bassa. «Avrei dovuto dire la verità. Avrei dovuto consegnarti a loro.»
«No, hai fatto bene. Catechizza la gente finché ti pare, ma stai alla larga da questa faccenda. Credimi, Audrey, tra poco si scatenerà l’inferno.»
«Tra poco?» lo schernì lei.
«Proprio così. Te lo assicuro, non hai ancora visto niente.» Hutchman uscì. Diversi uomini in attesa gli squadernarono sotto gli occhi le tessere di giornalisti, gli si affollarono intorno, lo seguirono sull’ascensore. La loro presenza lo aiutò a recitare la sua parte. Mentre ripeteva la storia dell’incidente, si sforzò di avere l’aria imperturbabile e rispettabile, ma appena salì in macchina cominciarono a tremargli le gambe con tale violenza che non riusciva quasi ad azionare i pedali. La macchina schizzò fuori dal cerchio della folla e, mentre svoltava in direzione di Crymchurch, Lucas rimase profondamente impressionato dal fatto che si stava facendo buio. Era uscito di casa a metà mattina, dicendo a Vicky che andava in ufficio per un’ora, e lei ci aveva creduto. Proprio quando avevano raggiunto le punte estreme della disperazione, Vicky, per qualche ragione oscura, perduta nella complessità della condizione umana, aveva cominciato a fidarsi di lui. Adesso lui tornava che era notte, portando con sé tutto il dolore che due creature umane sono capaci di sopportare. Hutchman si toccò la busta bianca, in tasca. E se l’avesse mostrata a Vicky? Almeno un’altra persona, ancora viva, aveva già visto il suo lavoro: perché lei non doveva vederlo? Sarebbe riuscito a convincerla? E le cose sarebbero cambiate? Ma era giusto che la coinvolgesse fino a quel punto, quando la reazione a catena scatenata dalle sue azioni era sul punto di toccare il punto critico? L’esplosione stava per verificarsi, inevitabilmente, e lui ne sarebbe stato al centro. Era al piano zero.