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La casa, con le sue luci calde che brillavano dietro la fila dei pioppi, gli sembrava in pace. Chiuse la macchina e si fermò un secondo, esitante. Poi, finalmente, si decise ad entrare. L’interno, sebbene illuminato, era immerso nel silenzio, e vuoto. Lucas andò in soggiorno e trovò un biglietto di Vicky davanti al camino. Diceva: È venuta la polizia. Mi hanno telefonato diversi giornalisti. E ho sentito la notizia per radio. Cominciavo a sperare di essermi sbagliata, con te. Ho portato con me David, stavolta, e sono perfettamente normale, è tutto finito. V. H.

«Meglio per te, cara V. H.» disse forte Hutchman. «Hai fatto bene, anche tu.»

Sedette con gesto deciso, si guardò attorno nella stanza. Non c’era niente, lì dentro, di molto importante. Le pareti, i quadri, i mobili erano diventati vagamente irreali. Erano arredi di teatro; in mezzo, per un certo periodo, tre persone avevano recitato le loro parti. Rendendosi conto, all’improvviso, che stava prolungando la sua più del lecito, si alzò e passò nello studio. Là dentro c’erano più di cento buste, comprese quelle destinate all’Inghilterra, che andavano ancora scritte, sigillate, compilate, chiuse e bollate. Si buttò in quel lavoro meccanico, concentrandosi sui minimi particolari, per esempio come piegare il foglio e incollare il francobollo, in modo da calmare il lavoro frenetico del suo cervello. Il tentativo ebbe un successo moderato, però, di tanto in tanto, dei pensieri strani, incredibili si affacciavano alla sua mente.

Mia moglie e mio figlio mi hanno abbandonato.

Oggi ho ammazzato un uomo. Ho mentito alla polizia e mi hanno lasciato libero, però so di averlo fatto. Non ne avevo l’intenzione, ma è accaduto ugualmente. Ho troncato una vita umana!

A quest’ora la notizia sulla mia macchina sta facendo il giro del mondo. Tra poco l’ondata di notizie arriverà ai confini del sistema, poi la tendenza s’invertirà. Io sono esattamente nel centro. Sono l’uomo al piano zero e mi succederanno cose orrende.

Mia moglie e mio figlio mi hanno abbandonato…

Una volta finito il lavoro, e con i plichi ammucchiati in file ben ordinate, Hutchman si guardò attorno con lo sguardo vuoto, di fronte al problema di continuare a vivere. Si ricordò che non aveva ancora mangiato niente, ma l’idea di prepararsi qualcosa era decisamente assurda. L’unica azione ragionevole che gli venne in mente fu di prendere un altro mazzo di buste e di spedirle, possibilmente da Londra. Si era visto catapultato nei titoli di testa dei giornali proprio quando aveva più che mai bisogno di restare nell’ombra. Comunque era sempre meglio che le sue spedizioni postali restassero segrete. La polizia sapeva che era stato coinvolto in un incidente particolare, ma non aveva ancora motivo per sospettare di lui nel corso delle indagini che avrebbero preso il via non appena la prima busta fosse arrivata a Whitehall. Audrey aveva minacciato di rivelare tutto quello che sapeva, ma, in realtà, voleva rimanerne fuori nel modo più completo. Da quella parte, lui non correva rischi.

Hutchman prese la valigetta dalla macchina e la riempì di buste. Spense tutte le luci, uscì nel buio sferzato dalla pioggia e chiuse la porta. La forza dell’abitudine, pensò. Cosa c’è mai da chiudere, qua dentro? Buttò la valigetta sul sedile anteriore dell’auto e, mentre si preparava a salire, un raggio di luce investì il posto di guida, sollevando alte ombre. Dietro i fari sbucò una macchina nera che si fermò vicino alla sua. Tre uomini ne balzarono fuori, ma Hutchman non riusciva a vederli chiaramente perché era abbagliato da un faro. Riuscì, con fatica, a controllare la paura.

«Partite, signor Hutchman?» La voce era dura, piena di disapprovazione, però lui respirò meglio quando si rese conto che era l’ispettore Crombie-Carson.

«No» disse, tranquillo. «Andavo a fare un giro, qua intorno.»

«Con la valigia?»

«Con la valigia. Sono comode, per portarsi dietro la roba. In cosa posso esservi utile, ispettore?»

Crombie-Carson si avvicinò, inquadrato dal faro della sua macchina. «Vorrei che rispondeste a qualche domanda.»

«Ma vi ho detto tutto quello che sapevo, su Welland.»

«Questo è da vedere» rispose con durezza l’ispettore. «Comunque ora si tratta della signorina Knight.»

«Audrey!» Hutchman ebbe un brutto presentimento. «Di cosa si tratta?»

«Oggi pomeriggio» disse Crombie-Carson, freddamente «è stata prelevata dal suo appartamento da tre uomini armati.»

9

«Dio mio!» sussurrò Hutchman. «Ma perché l’hanno rapita?»

Crombie-Carson abbozzò un sorriso, come per dire che apprezzava quello stupore ma che, d’altra parte, aveva visto molti colpevoli reagire esattamente in quel modo. «Sono in tanti che vorrebbero conoscere la risposta. Per esempio, dove siete stato tutta la sera?»

«Qui a casa.»

«C’è qualcuno che può confermarlo?»

«No.» Se Audrey è stata rapita, pensava Hutchman sbalordito, evidentemente aveva già parlato con qualcuno, a parte Welland. A meno che Welland a sua volta abbia riferito a…

«Vostra moglie?»

«No. Mia moglie no, è andata dai suoi.»

«Già» disse Crombie-Carson, ricorrendo a quella parola che, Hutchman lo capiva, valeva per tutte le occasioni. «Signor Hutchman, ho il sospetto che intendeste lasciare la zona, nonostante la mia richiesta di non allontanarvi.»

Hutchman adesso era veramente preoccupato. «Vi assicuro che non avevo quell’intenzione. Del resto, dove sarei andato?»

«Cosa c’è in quella valigia?»

«Niente.» Lucas ammiccò sotto la luce violenta, che gli scaldava la faccia. «Niente di quello che voi immaginate. Si tratta di corrispondenza.»

«Vi spiacerebbe aprirla?»

«No.» Hutchman aprì lo sportello della macchina, tirò la valigia sul bordo del sedile e fece scattare la chiusura. Il raggio luminoso danzò sulle buste, riflettendosi sugli occhiali dell’ispettore.

«Grazie, signor Hutchman. Dovevo accertarmene. Adesso, se non vi spiace, chiudete la valigia in macchina o riportartela in casa, e accompagnatemi alla polizia di Crymchurch.»

«E perché?» La situazione, ormai, sfuggiva interamente al controllo di Hutchman.

«Credo che potreste aiutarmi nelle indagini.»

«È un modo per dirmi che sono in arresto?»

«No, signor Hutchman. Non ho motivo per arrestarvi, ma posso chiedervi di collaborare nelle indagini. Se necessario, posso…»

«State tranquillo» disse Hutchman, fingendosi rassegnato. «Verrò con voi.» Richiuse la valigetta, l’appoggiò sul fondo della macchina e chiuse lo sportello. Crombie-Carson lo spinse nel sedile posteriore nell’auto della polizia e gli salì accanto. L’interno della macchina sapeva di vernice e di aria stantia, messa in circolazione dal riscaldamento. Hutchman sedeva rigido, e osservava le luci che fuggivano dietro i finestrini, con l’attenzione acuta di un bambino che parte per le vacanze o di un uomo che viene trasportato in sala operatoria. Non era abituato a viaggiare dietro, e la macchina gli sembrava lunghissima e ingombrante. Il guidatore in divisa abbordava le curve con abilità incredibile. Erano le dieci quando arrivarono in città e, nella sera di domenica, tutti i locali erano affollati. Lucas riconobbe le finestre di Joe’s illuminate da una luce gialla e, bruscamente, il suo senso d’avventura lo abbandonò. Adesso avrebbe voluto entrarci per un’ultima ora spensierata, davanti a boccali di birra scura da buttar giù, da nuotarci dentro, fino al momento di ritornare a casa.