«Quanto tempo ci vorrà?» chiese ansiosamente a Crombie-Carson. Non aveva ancora parlato da quando era salito in macchina.
«Oh, non molto. Non c’è niente di speciale. È una faccenda normalissima, ve lo assicuro.»
Hutchman annuì. L’ispettore era decisamente affabile, e Lucas pensò che dopo una mezz’ora sarebbe stato fuori, che avrebbe dedicato altri trenta minuti a una birra e a far quattro chiacchiere con amici mai visti prima, a dare una sbirciata alla scollatura della padrona… Un uomo senza legami di famiglia deve accontentarsi di questi piaceri. L’ultimo, veramente, era un compenso piuttosto magro, però c’era il ricordo del suo grosso fiasco con Audrey. Forse la presa che Vicky aveva su di lui si sarebbe allentata, adesso che lei aveva rinunciato ai suoi diritti. E Audrey, quella sera, era stata troppo aggressiva. Dove sarà in questo momento? E Vicky, cosa starà facendo? E David? E cosa mi succederà? Lucas chiuse gli occhi, sentendo crescere l’inquietudine.
«Da questa parte, signor Hutchman.» Crombie-Carson lo guidò verso un’entrata laterale nell’area di parcheggio, gli fece percorrere un corridoio e una sala arredata da un tavolo, simile al bureau di un albergo, con qualche pianta di palma. Finalmente entrarono in una stanza con pochi mobili. «Prego, accomodatevi.»
«Grazie.» Hutchman sentì che ci avrebbe messo più di trenta minuti, per uscire di lì.
Crombie-Carson sedette dall’altra parte del tavolo, senza togliersi l’impermeabile. «Adesso vi farò qualche domanda, e l’agente qui presente metterà a verbale il nostro colloquio.»
«Va bene» disse Hutchman, debolmente, chiedendosi cosa sapeva, o sospettava, l’ispettore.
«D’accordo. Quale condizione del vostro impiego, voi conoscete le norme sulla sicurezza interna e avete firmato un documento in cui vi impegnate a osservarle?»
«Sì.» Hutchman ripensava a quell’inutile pezzo di carta che aveva firmato entrando alla Westfield e che non aveva mai avuto influenza sulla sua attività.
«Non avete mai rivelato particolari del vostro lavoro alla Westfield a qualche persona non vincolata dallo stesso impegno?»
«No.» Hutchman si rilassò leggermente. Crombie-Carson si arrampicava sull’albero sbagliato e poteva continuare così all’infinito.
«Sapevate che la signorina Knight è iscritta al partito comunista?»
«Non sapevo che avesse la tessera, però conoscevo le sue tendenze politiche.»
«Dunque ne eravate al corrente?» La faccia dell’ispettore era attentissima.
«Mi pare che non ci sia niente di male. Certi operai della fabbrica di missili sono rossi, e vanno a passare le vacanze a Mosca. Ma non significa che siano agenti segreti!»
«Gli operai della vostra fabbrica non mi interessano, signor Hutchman. Non avete mai parlato con la signorina Knight del vostro lavoro alla Westfield?»
«No, naturalmente. Fino a ieri non l’avevo più vista, da anni.» Hutchman rimpianse di averlo detto, prima ancora di aver finito di parlare. «Già. E perché vi siete rincontrati?»
«Per nessuna ragione particolare.» Lucas alzò le spalle. «L’ho vista per caso all’Istituto Jeavons, l’altro giorno, e ieri le ho telefonato. In ricordo dei vecchi tempi, potrei dire.»
«Voi potreste dirlo. E cosa ha detto vostra moglie?»
«Sentite, ispettore.» Hutchman si aggrappò al metallo freddo della tavola. «Mi sospettate di aver tradito il mio paese o mia moglie? Decidetevi.»
«Come? Non sapevo che le due attività fossero compatibili. Secondo la mia esperienza, sono spesso collegate. Non c’è dubbio che l’aspetto freudiano del pensiero di una spia-tipica sia uno dei suoi caratteri dominanti.»
«Può darsi.» Hutchman era scosso dall’acutezza del commento dell’ispettore: si ricordava perfettamente quei tremendi minuti di insicurezza che aveva provato subito dopo l’incontro con Audrey, al Camburn Arms. «Comunque, non ho commesso né adulterio, né spionaggio.»
«Il vostro lavoro è importante?»
«Moderatamente. È anche noiosissimo. Uno dei motivi per cui sono certo di non averne mai parlato con nessuno, è che farei scappare tutti, se ne parlassi.»
Crombie-Carson si alzò, si tolse l’impermeabile e lo posò su una sedia. «Cosa sapete della scomparsa della signorina Knight?»
«Solo quello che mi avete detto voi. Immaginate dove possa trovarsi?»
«Avete qualche idea del perché tre uomini armati siano entrati nel suo appartamento e l’abbiano portata via?»
«No.»
«Avete idea di chi sia stato?»
«No. E voi l’avete?»
«Signor Hutchman» disse l’ispettore, spazientendosi. «È meglio se il colloquio tra noi si svolge nel modo tradizionale. È sempre più costruttivo se io faccio le domande!»
«Va bene. Però lasciate che mi preoccupi per la sorte di un’amica. Mi avete detto che…»
«Un’amica? Non sarebbe meglio dire conoscente?»
Hutchman chiuse gli occhi. «Avete un linguaggio molto preciso, ispettore.»
In quel momento la porta si aprì ed entrò un sergente, con una cartella di pelle. La posò sul tavolo, davanti a Crombie-Carson, e uscì senza parlare. L’ispettore l’aprì e tirò fuori otto fotografie. Non erano le tipiche fotografie segnaletiche, ma erano istantanee ingrandite di molti uomini. Alcune foto erano ritratti, qualcun’altra era stata ricavata da istantanee con diversi personaggi. Crombie-Carson le stese davanti a Hutchman.
«Esaminate attentamente queste facce, e ditemi se le avete mai viste.»
«Non ricordo di averle mai viste» gli rispose lui dopo aver guardato le foto. Ne alzò una e cercò di voltarla, ma la mano di Crombie-Carson lo bloccò.
«Queste le tengo io.» L’ispettore raccolse i rettangoli e li rimise nella cartella.
«Se avete finito con me» disse Hutchman «avrei voglia di una birra.»
Crombie-Carson rise, incredulo, e guardò lo stenografo, alzando le sopracciglia. «Non sperateci neppure.»
«Ma cosa volete ancora da me?»
«Ve lo dico subito. Abbiamo appena concluso una parte del nostro colloquio. In questa prima parte io tratto i miei interlocutori cortesemente, con il rispetto a cui ha diritto il cittadino che paga le tasse, fino al momento in cui mi accorgo che non intende collaborare. Adesso questa parte è finita e voi mi avete fatto capire che, di vostra spontanea volontà, non intendete aiutarci. D’ora in poi, signor Hutchman, avrò la mano un po’ più pesante. Anzi, molto pesante.»
Lucas lo guardò a bocca aperta. «Ma non potete! Non avete niente contro di me!»
Crombie-Carson si sporse sopra il tavolo. «Fatemi un po’ di credito, amico mio. Sono un professionista. Ogni giorno ne affronto degli altri, e in genere ho la meglio io. Credevate sul serio che avrei lasciato che un dilettante come voi mi intralciasse la strada?»
«Dilettante di cosa?» domandò Hutchman, cercando di nascondere il panico.
«Non so esattamente in cosa siate immischiato o, per lo meno, non ancora, però sono certo che avete combinato qualcosa. Siete anche un emerito bugiardo, ma non me ne importa niente perché questo fatto mi facilita il compito. Ma quello che realmente mi disturba è che siete una specie di menagramo ambulante.»
Sono l’uomo al piano zero, ripeteva una voce nella testa di Hutchman. «A cosa alludete?»
«Oggi, da quando siete uscito quatto quatto dalla vostra graziosa villetta, una donna è stata rapita e due uomini sono morti.»