Lo guardò per qualche secondo, prese il temperino e cominciò a ritagliare il materiale spugnoso. In un primo tempo lo strato esterno, più duro, resistette ai suoi sforzi, ma l’interno si lasciò tagliare senza difficoltà. Un quarto d’ora dopo aveva ritagliato un pezzo a forma di bara, lungo all’incirca un metro e ottanta. Lo arrotolò, lo compresse al massimo e lo ficcò nel tavolino da notte, richiudendo lo sportello con una certa difficoltà. Finita l’operazione, si allungò nel letto proprio dove la sua operazione chirurgica aveva messo allo scoperto le molle. Sotto il peso cedettero leggermente, ma il materasso restò all’incirca com’era, alto tre centimetri più della sua faccia. Soddisfatto dei risultati raggiunti, si mise a sedere e tirò di nuovo le lenzuola sul letto. Non era facile, lavorando da sotto, disporre cuscini e lenzuola come in un normale letto disfatto, e, prima di aver finito, era inondato di sudore.
Allora restò immobile, in attesa, accorgendosi soltanto allora di avere un gran sonno arretrato.
Si risvegliò dall’assopimento involontario perché la porta si apriva. Trattenne il respiro per non provocare nessun movimento sospetto. Una voce di uomo imprecò violentemente. Sentì un calpestio di passi che correvano al letto, poi all’angolo dei servizi nascosti dietro una tenda. Finalmente i passi tornarono verso il letto. L’uomo invisibile, quando s’inginocchiò per guardare sotto il letto, borbottò qualcosa nel suo orecchio. Hutchman si irrigidì temendo che le molle incurvate sotto il suo peso lo tradissero, ma i passi si allontanarono.
«Sergente!» Sentì la voce soffocata chiamare in corridoio. «È scappato.»
La porta era rimasta aperta, ma Hutchman vinse la tentazione di lanciarsi fuori. Poco dopo la sua scarsa conoscenza della psicologia poliziesca fu ricompensata: un rumore di passi, stavolta appartenenti a un gruppetto di uomini, risuonò in corridoio di corsa. I passi irruppero nella stanza, ripercorsero esattamente gli itinerari di prima e poi si allontanarono. Anche stavolta, come capì Hutchman tendendo l’orecchio al massimo, la porta non era stata chiusa. Finora il suo piano aveva avuto successo ma, a questo punto, bisognava formulare un giudizio difficilissimo. La polizia riteneva che lui fosse scappato o invece si sarebbero messi a frugare l’edificio? In questo caso era meglio che restasse dov’era, anche se rischiava che qualcuno venisse a rifare il letto.
Aspettò una ventina di minuti, innervosendosi sempre di più, tendendo l’orecchio a tutti i rumori del palazzo: porte sbattute, telefoni che squillavano in distanza, risate e scoppi di voce. Per due volte sentì dei passi che si muovevano fuori della stanza senza una meta precisa, e una volta si accorse che erano passi di donna, ma fu abbastanza fortunato perché quell’ala del corridoio non era molto frequentata. Alla fine si convinse che non facevano una perquisizione sistematica dello stabile. A questo punto buttò via le lenzuola e scese dal letto. Uscire in corridoio era senza dubbio un rischio enorme, e Hutchman fece un grosso fagotto di coperte e lenzuola trasportandolo fuori della stanza. Gli uomini che erano venuti a cercarlo arrivavano da destra, così girò a sinistra. Percorse il corridoio, spiando le porte da dietro il voluminoso riparo di lenzuola bianche. In fondo trovò una porta di ferro, dipinta di grigio, con su scritto in rosso: USCITA DI SICUREZZA. L’aprì e, sempre carico delle sue lenzuola, scese la scaletta di cemento. Arrivato alla fine si trovò libero, a guardarsi attorno nella luce color grigio acciaio della metà mattina, in un posteggio. Sull’area c’erano poche auto parcheggiate, e non c’era nessuno.
Hutchman attraversò deciso il posteggio e un passaggio che dava sulla via principale di Crymchurch. La sede di polizia era alla sua sinistra. Infilò la via nella direzione opposta, facendo uno sforzo per non mettersi a correre, con la faccia affondata nelle lenzuola. Al primo angolo svoltò a destra, e solo in quel momento si abbandonò alla sensazione di essere tornato libero. Ma quella pace non durò a lungo.
Sono lontano diversi chilometri da casa, pensò. E le buste sono laggiù.
Voleva chiamare un taxi, ma poi ricordò che a Crymchurch erano una rarità. L’idea di rubare una macchina era la più sconvolgente rispetto a tutto quello che aveva fatto da quando aveva rotto i legami con la società. Quel furto sarebbe stato il suo primo reato vero, e non era neanche sicuro di riuscirci. Però non aveva altra scelta. Cominciò a esaminare i cruscotti delle macchine parcheggiate lungo la strada. Due isolati più avanti, dove il centro commerciale di Crymchurch si confondeva con la zona residenziale, avvistò il luccichio della chiave infilata nel cruscotto di un’automobile. Non era proprio quello che gli serviva: era un nuovo modello di sicurezza dell’industria sussidiata dal governo, con quattro sedili rivolti all’indietro mentre solo il posto del guidatore guardava in avanti. Tutte quelle macchine erano dotate di un sistema che limitava la velocità a cento chilometri all’ora.
Dopo attenta riflessione, Hutchman decise che era meglio non commettere infrazioni alle norme del traffico. Si guardò attorno per essere sicuro che il proprietario non fosse nei paraggi, lasciò cadere a terra il mucchio di lenzuola e salì. Il motore si avviò al primo giro di chiave, e Lucas si allontanò velocemente. Non c’è male per un dilettante, pensò, con un momento di gioia da bambino. Ma attento a non presumere troppo, mio caro Hutch!
Attraversò la periferia della città abituandosi lentamente ai comandi, e rimase scosso quando vide per un attimo la sua faccia con la barba lunga nel retrovisore. Era una faccia stanca e disperata, la faccia di uno sconosciuto a cui si dava la caccia. Quando arrivò a casa passò lentamente davanti all’edificio, soddisfatto di vedere che non c’erano poliziotti. Poi si fermò e tornò, a marcia indietro, lungo il viale. La sua macchina, con i finestrini appannati per l’umidità, era ferma dove l’aveva lasciata. Parcheggiò l’auto rubata e scese. Intanto guardava la casa con nostalgia, chiedendosi cosa avrebbe fatto vedendo Vicky a una finestra. Ma due bottiglie di latte posate accanto alla porta gli rivelarono che lei non era tornata. Simboli. Due punti indicatori che segnavano la fine del suo dialogo con lei. In quel momento, gli occhi gli si velarono.
Si frugò in tasca e trovò la chiave della sua macchina. Anche quella partì al primo colpo e, un minuto dopo, filava verso nord, incontro all’inverno.
10
Di fronte a lui si stendeva il dorso del paese, minaccioso per dimensioni, complessità e possibilità di pericolo. Finora aveva sempre pensato alla Gran Bretagna come a una piccola isola familiare, uno spiazzo erboso e affollato che lasciava spazio appena sufficiente a un jet per mettersi in linea di volo, prima che fosse di nuovo il momento di scendere a terra. Adesso il paese gli sembrava enorme, indistinto, carico di minaccia, cresciuto in proporzione inversa al numero di esseri umani a cui poteva rivolgersi per avere aiuto.
Hutchman guidava con impegno, sapendo cosa rischiava se fosse incorso in un’infrazione ai limiti di velocità o anche in un minimo incidente. Controllava lo specchio retrovisore, prendendosela con le macchine che stavano incollate alla sua ruota posteriore. Erano pronte a balzare avanti e invece si tenevano in coda, dietro di lui. Altri guidatori, sicuri e isolati nei loro piccoli sistemi. Einsteiniani di movimento relativo lo osservavano curiosamente, finché si decise a infilarsi gli occhiali da sole. Varcò il Tamigi a Henley e puntò a nord ovest, verso Oxford, facendo tappa a varie buche delle lettere.
Per mezzogiorno era entrato da un pezzo nella zona di Tolkein, nei Cotswolds, e filava attraverso paesi costruiti con pietre beige che sembravano cresciuti in virtù di qualche processo naturale, piuttosto che costruiti dall’uomo. Valli dai colori delicati si schiudevano sotto veli di nebbia bianca. Hutchman guardava la campagna, pieno di rimpianti e di ripensamenti finché, sentendo il suo nome alla radio, tornò subitamente al problema di come vivere minuto per minuto. Quando alzò il volume la radio ebbe delle scariche. Così non sentì tutto quello che veniva detto.