…la polizia è intervenuta nella casa di Moore’s Road a Camburn dove, nella giornata di ieri, sono morti due uomini. Uno era precipitato dall’ultimo piano dell’edificio, mentre l’altro era rimasto ucciso al momento del rapimento ad opera di tre uomini armati, dell’assistente di biologia Audrey Knight. L’uomo deceduto in seguito alla caduta era Aubrey Welland, un professore abitante in Ridge Road 202 a Upton Green, mentre l’altro era Richard Thomas Bilson, di cinquantanove anni, abitante in Moore’s Road 38, a Camburn. Il Bilson passava di là per caso e aveva, a quanto risulta, tentato di impedire che la signorina Knight fosse caricata sulla macchina. La polizia, fino a questo momento, non sa ancora dove si trovi. Però, sia lei sia il Welland, erano iscritti al partito comunista e si ritiene che la sua scomparsa abbia un movente politico.
Secondo gli sviluppi recenti della situazione, Lucas Hutchman, di trentanove anni, abitante a Priory Hill, a Crymchurch, un matematico che lavorava nella fabbrica di missili teleguidati Westfield, è ricercato dalla polizia che ritiene possa esserle materialmente di aiuto nel corso dell’inchiesta. Hutchman è stato portato alla stazione di polizia di Crymchurch l’altra sera, ma oggi è scomparso. Viene descritto come un individuo alto uno e ottanta, con capelli neri, magro, la faccia rasata. Indossa pantaloni grigi e una giacca di pelle scura. Si ritiene che sia al volante di una Ford Director azzurra, numero di targa SMN 836Q. Chiunque abbia visto questa macchina, o un individuo rispondente alla descrizione di Hutchman, è invitato a mettersi immediatamente in contatto col più vicino posto di polizia.
La notizia che un grave incendio è scoppiato a bordo del laboratorio orbitale è stata smentita da…
Hutchman abbassò la radio, finché non sentì che un vago rumore di fondo. Il primo pensiero che gli si affacciò alla mente fu che non avevano perso tempo. Erano passate solo tre ore da quando se n’era andato dal centro di polizia di Crymchurch, ma era evidente che la polizia non aveva aspettato che i giornalisti divulgassero la notizia, ma era andata direttamente alla BBC per chiederne la collaborazione. Non conosceva molto dei sistemi della polizia, però ricordava perfettamente che appelli al pubblico di quel tipo erano un avvenimento raro. Era chiaro che Crombie-Carson, o forse qualcuno più in su di lui, aveva capito che c’era sotto qualcosa di molto grosso. Hutchman guardò nel retrovisore. Dietro, a breve distanza, c’era un’altra macchina che si alzava e abbassava secondo le asperità della strada fiancheggiata da una siepe. E quel lampo argenteo non era per caso un’antenna? Anche il guidatore di quella macchina aveva sentito le ultime notizie? E se avesse riconosciuto la sua Ford? Hutchman premette d’istinto l’acceleratore e balzò in avanti, finché l’altra macchina sparì dalla vista. A questo punto si trovò a ridosso di un altro veicolo. Rallentò leggermente e cercò di pensare in modo costruttivo.
Aveva preso la sua macchina perché gli consentiva di imbucare le lettere in un’area vasta, e in fretta. Era necessario che tutte le buste partissero prima dell’ultimo ritiro. Una volta finito di imbucare, poteva tranquillamente abbandonare la macchina, però rischiava che lo individuassero quasi subito e che trasmettessero alla polizia l’indicazione precisa di dove si trovava. La soluzione migliore era di vagliare attentamente i dati principali trasmessi per radio e decidere quali di essi erano assolutamente intoccabili.
Quando arrivò alle prime case di Cheltenham, fermò la macchina in una strada poco frequentata, vi lasciò la giacca e prese un autobus diretto al centro della città. Salì al secondo piano del bus, tirò fuori il mazzo di banconote e le contò. Aveva in tutto 138 sterline, più che sufficienti per arrivare al famoso giorno-D. Quando scese dall’autobus nel centro della cittadina sconosciuta, si accorse di tremare nell’aria fredda di novembre, e decise che girando in pantaloni e golf avrebbe attirato troppo l’attenzione. Entrò in un negozio di abbigliamento e comprò un giubbotto grigio, con cerniera lampo. Nel bazar accanto si procurò un rasoio elettrico e, provandolo, abbozzò una barba incipiente. Era una barba di soli tre giorni, però era così nera e folta che poteva già passare per una vera e propria barba, un elemento caratteristico della sua persona.
Adesso che si sentiva più tranquillo, Hutchman scoprì un negozio di accessori per auto che forniva le targhe con consegna immediata. Inventò un numero il più anonimo possibile, ordinò due targhe e dopo aver atteso che i numeri venissero applicati sulla lastra, uscì nella luce pungente del sole, col nuovo acquisto sotto il braccio.
Lo stupì sentire fame, poi si ricordò che aveva mangiato per l’ultima volta con Audrey, in un’altra esistenza. L’idea di mangiare qualcosa di caldo in un ristorante lo attirava, ma non aveva tempo da perdere. Si procurò una borsa di plastica, la riempì con sei barattoli di vernice aerosol nera per auto e di una bottiglia di solvente. Comperò il tutto in tre negozi diversi, perché nessuno sospettasse che voleva ridipingere tutta una macchina. Appoggiò sul pacco dei panini avvolti nel cellophane e alcuni barattoli di birra scura, poi riprese un autobus diretto alla periferia che passava per la strada di prima.
Una volta sceso si avvicinò alla macchina con attenzione. Aveva impiegato poco più di un’ora, ma c’era il rischio che, nel frattempo, qualcuno avesse notato l’auto. Quando fu sicuro che non c’era pericolo nella zona, salì in macchina e si diresse a est, verso le colline, cercando un angolo tranquillo dove poter lavorare senza attirare l’attenzione. Passò una mezz’oretta, prima che riuscisse a trovare una strada poco frequentata. Portava verso una cascina disabitata ed era nascosta da una siepe di biancospini. Fermò la macchina in modo da non essere visto dalla strada principale e si mise immediatamente all’opera con l’aerosol, spruzzando la vernice. Per fare un buon lavoro, avrebbe dovuto proteggere, prima di cominciare, i vetri e le parti cromate, ma si accontentò di pulire i baffi di vernice con un fazzoletto imbevuto di solvente. Spruzzando a ondate leggere e senza insistere troppo sui particolari, cambiò, nel giro di venti minuti, la sua macchina azzurra in una nera. Buttò nel fosso i barattoli vuoti, prese un cacciavite dagli attrezzi e cambiò il numero di targa, mettendo quelle vecchie nel portabagagli.
Quando ebbe finito, aveva di nuovo fame. Consumò i panini alla svelta, innaffiandoli abbondantemente di birra, poi invertì la marcia ritornando sulla statale. Resistendo all’impulso di correre, tenne una velocità moderata, senza mai superare i cento all’ora. Attraversò paesi e cittadine e, al tramonto, il paesaggio era già cambiato. Le case, in questa zona, erano costruite con una pietra più scura, la vegetazione di un verde più intenso, velata di nebbia e carica della fuliggine che esisteva in passato nel nord industriale e che aveva lasciato come eredità un suolo più ricco. Hutchman si fermava di tanto in tanto nei centri più importanti, imbucando alla posta centrale fasci di lettere. Arrivò a Stockport la sera, imbucò l’ultimo plico e, in quel momento, scoprì che la sua missione, con tutta la serie di mete a breve termine, era l’unica cosa che gli aveva impedito di crollare. Adesso non aveva più niente da fare, fino al momento di tornare ad Hastings per il suo appuntamento con la macchina ammazza-bombe. In quella pausa fu travolto da un’ondata di tristezza e di autocompassione. Il tempo era ancora freddo e asciutto. Lui scese fino al Mersey, che scorreva tutto nero, e cercò di mettere un po’ d’ordine nei suoi pensieri.