Выбрать главу

— Grazie — disse Carewe, contento. Si spostò dietro il banco del bar e, con la scusa di ripulirlo, non si mosse più. Si mise a bere lunghe sorsate da un bicchiere autorefrigerante pieno di scotch. La prospettiva di una serata di Citazioni, interrotta solo da qualche chiacchiera, con Vert, era troppo dura per sopportarla senza alcol. Quando le donne tornarono, lui era già a metà del secondo bicchiere di liquore e cominciava a sentirsi all’altezza della situazione. Anche all’altezza di Athene, se era solo per quello: aveva deciso come fargliela pagare, e cara. Arrivarono altri quattro ospiti. Lui si diede da fare a preparare da bere. Due del gruppo erano maschi freddi non molto più vecchi di lui, Bart Barton e Vic Navarro. Carewe li corteggiò assiduamente, nel tentativo di creare un gruppo anti-Citazioni. Era appena riuscito a far partire una discussione ragionevolmente interessante sulla carrozzeria delle nuove auto, quando Athene si portò al centro della casa.

— Vedo che tutti abbiamo i proiettori — disse, con un assurdo tono da maestra di cerimonie, — quindi cominciamo col gioco. C’è un premio segreto per la miglior frase della serata, ma ricordate che vogliamo Citazioni assolutamente informali, inventate sul momento. Chiunque sarà sorpreso a citare fonti già note dovrà pagare pegno. — Ci fu una risatina soffocata. Gli ospiti si misero a regolare i proiettori, e il soffitto fu invaso da raggi di luce multicolori. Lettere e parole scintillanti, apparentemente solide, apparvero in aria. Carewe brontolò e andò a sedersi dietro il banco. Athene puntò il suo proiettore.

— Comincio io — annunciò, — per creare un po’ d’atmosfera. — Accese il piccolo strumento. Parole di un verde scintillante si materializzarono in aria, pochi metri al di sopra di lei. “Che senso ha parlare in francese se tutti sanno quello che stai dicendo?” Carewe fissò, sospettoso, gli ospiti, che ridevano quasi tutti; poi tornò a studiare la frase. Il suo significato continuava a sfuggirgli. Athene gli aveva spiegato più di una volta che il gioco delle Citazioni era l’arte di togliere una frase o un’asserzione dal contesto di una conversazione o uno scritto, presentandola come un’entità letteraria a sé stante, il che creava nella mente del lettore un controcontesto fantastico. Lo aveva definito olografia verbale, e lui era rimasto più perplesso che mai. Da quando, un anno prima, il gioco era diventato di moda, Carewe aveva fatto del suo meglio per sfuggirlo.

— Ottimo, Athene — disse una voce di donna dal buio, — ma cosa te ne pare di questa? — Altre parole apparvero in aria, sospese appena sotto il soffitto: “Io so solo quello che leggo nelle enciclopedie”.

Altre due frasi si accesero quasi contemporaneamente, una rossa, l’altra giallo topazio: “Che brutta storia quella di Romeo e Giulietta, che tragedia!”, e “Questa stanza la teniamo murata apposta per te”.

Carewe, stoico, le fissò da dietro l’orlo del bicchiere, poi decise di contrattaccare. Afferrò due bottiglie piene di liquore, si mise a girare tra gli ospiti, riempì i bicchieri, spinse tutti a bere. Nel giro di pochi minuti, la quantità di alcol che aveva ingurgitato, unita alla stanchezza, alla fame, alle parole proiettate in aria, lo scaraventò in un mondo dalle dimensioni spaziali incoerenti. “Raggio è l’unica parola che significa raggio”, lo informò una frase luminosa mentre sedeva a terra, fra un gruppo di persone vagamente intravviste. “Detto fra noi” gli chiese un’altra frase, “ti sembra che io abbia qualcosa della lontra?” Bevve un’altra sorsata di scotch, tentò di intromettersi in una conversazione sottovoce che si stava svolgendo accanto a lui.

— …Quasi tutte le mie mogli vogliono che io smetta di lavorare e resti a casa, sfruttando le loro doti. Dicono che sapere che lavoro tutto il giorno le stanca.

— E un po’ come una “ couvade” alla rovescia, con le donne che immaginano di sentire i dolori del parto.

— Già, però un giorno o l’altro mi presenteranno un bel conto per malattie psicosomatiche.

Carewe si escluse di nuovo dalla conversazione e si girò a guardare cosa stesse facendo Athene. “Non è roba da inferno?” chiedeva una scritta blu elettrico. “È Natale, e noi qui a seguire una stella.” Vide Athene seduta sola, stagliata controluce sullo sfondo della cucina. Rideva allegramente di una Citazione, apparentemente indifferente alla scenata di poco prima. “D’accordo” pensò lui, “se le cose devono andare così…” Una scritta gli apparve davanti, confondendogli il cervello. “Per Natale, nessuno dovrebbe uscire a trovare gli altri. Dovrebbero essere gli altri a venirti a trovare.” Chiuse gli occhi, li riaprì a una risata più rumorosa del solito. “Pensa un po’ quanto sarebbe stata più veloce la conquista del West se le ruote dei carri avessero girato nel senso giusto.”

— Un attimo — disse Carewe, irritato, a qualcuno che gli stava vicino. — Cosa significa?

— È una frase che si riferisce ai film che vediamo al Teatro Storico… Oh, tu non vieni a vederli, eh? — disse Vic Navarro.

— No.

— Be’, nei vecchi film la tecnica di ripresa provocava spesso un effetto stroboscopico, per cui sembra che le ruote girino in senso contrario al moto.

— Ed è questo che fa ridere tutti?

— Will, vecchio mio! — Navarro gli diede una pacca sulle spalle. — Bevi un altro goccio.

Carewe obbedì; e dietro l’universo privato, amico, del bicchiere, le scritte colorate tremarono e danzarono e corsero, sino a formare un tutto unico nella sua coscienza… “Tienimi informata su Dio” … “Niente è più lucido di uno stivale lucido” … “Stai cercando di fare di me una non-entità?” “È con questa mosca che ho schiacciato il ragno” … “Non mi dispiace essere cortese, se mi fa risparmiare soldi” …

— Per quanto mi riguarda — stava dicendo qualcuno, — l’immortalità è arrivata troppo tardi. Non abbiamo più pionieri del calibro dei Wright che possano vivere oltre i limiti naturali dell’esistenza e godersi i risultati di quello che hanno iniziato…

“Al momento mi ha preso la mania degli sciroppi antimaniacali” … “Probabilmente è morto per autodifesa” … “La morte è il modo della natura per dirci di rallentare il passo”

— Un attimo! — Carewe sbuffò di colpo nel bicchiere, quasi soffocò. — Quest’ultima frase è buffa. Non va squalificata o roba del genere?

— Caro vecchio sussurrò Vic Navarro.

— Se si possono comporre frasi buffe, gioco anch’io — disse impulsivamente Carewe, e si mise a cercare un proiettore. May Rattray e Vert, perso ogni interesse per il gioco, si erano avvinghiati dietro alle sue spalle. Carewe prese il proiettore di May, studiò un attimo la tastiera e cominciò a comporre una Citazione. Le sue parole fluttuarono sotto la volta fumosa della casa a bolla: “La morte elimina all’istante l’alito pesante”.

— È troppo simile alla precedente — disse Hermione Snedden, una macchia rosso fuoco alla sua sinistra. — E poi, l’hai pensata così, senza riflettere.

— Non è vero! — Carewe era trionfante. — L’ho sentita in uno spettacolo della tridì.

— Allora non vale.

— Non sprecare fiato, Hermione — disse Athene. — Will si diverte a giocare solo se infrange le regole.

— Grazie, mia cara — rispose Carewe, con un inchino esagerato in direzione della moglie. “Tu e io giochiamo a un altro gioco” pensò furibondo, “e infrangerò le regole anche di quello.”

Il mattino dopo, mentre lo spettro sconfitto del doposbornia gli faceva tremare i nervi, si vergognò per come si era esibito al party di Athene, ma il desiderio di ferirla non era diminuito.

3

Le due pistole ipodermiche erano in una scatola nera, foderata col tradizionale velluto rosso. Una aveva un nastro adesivo rosso sul tamburo. Hyron Barenboim batté col dito perfettamente curato su quella pistola.