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Controllò che tutti gli uomini fossero carichi di sacchi di pietre focaie, che tutti i draghi fossero in forma perfetta, in particolare quelli provenienti dal Weyr del Sud. I draghi erano in buone condizioni, ovviamente, ma i volti dei loro cavalieri tradivano la tensione temporale che avevano dovuto sopportare. Ma lui stava temporeggiando, e i Fili avrebbero incominciato a cadere tra poco nei cieli di Telgar.

Diede l’ordine di passare in mezzo. Riapparvero in alto, a Sud della Fortezza di Telgar, e si accorsero di non essere stati i primi ad arrivare. A occidente, a Nord e, sì, adesso anche da oriente, giungevano altre formazioni. Ben presto il cielo fu pieno delle grandi «V» disegnate dalle ali di mille draghi. Udì, vagamente, la sirena che suonava sulla Grande Torre di Telgar, mentre dal suolo si levava un’acclamazione alla vista di quello schieramento inaspettato.

«Dov’è Lessa?» chiese F’lar a Mnementh. «Avremo bisogno di lei, fra poco, per trasmettere gli ordini…»

Sta arrivando, l’interruppe Mnementh.

Un altro squadrone apparve proprio al di sopra della Fortezza di Telgar. Anche a quella distanza, F’lar riuscì a distinguere la differenza: i draghi d’oro splendevano nella luce viva del sole mattutino.

Un mormorio d’approvazione scese dallo schieramento dei draghi, e nonostante la sua fuggevole preoccupazione, F’lar sorrise orgoglioso e indulgente a quello spettacolo splendido.

Mentre gli squadroni venuti da oriente si levavano verso una quota più alta, i draghi si accorsero istintivamente della presenza dell’antico avversario.

Mnementh alzò la testa, lanciando l’eco tonante del suo grido di guerra. Girò il capo, come altri cento e cento draghi che si voltavano per ricevere dai cavalieri le pietre focaie. Centinaia di mascelle enormi macinarono la pietra, la trangugiarono; gli acidi della digestione trasformarono la pietra arida in gas produttori di fiamme, capaci di accendersi a contatto con l’ossigeno.

I Fili! F’lar li scorgeva chiaramente, adesso, contro il cielo primaverile. Il cuore prese a battergli più forte, non per l’apprensione, ma per una gioia selvaggia, a colpi irregolari. Mnementh chiese altre pietre e cominciò ad accelerare il ritmo dei colpi d’ala, raccogliendosi per balzare più in alto, dove avrebbe potuto avere una visibilità più ampia.

Il Weyr schierato all’avanguardia lanciò guizzi di fiamme rosso-arancio nel cielo azzurrochiaro. I draghi sparivano e ricomparivano, scagliavano fiamme e scendevano in picchiata.

Le grandi regine dorate volarono a bassa quota, sfiorando le alture, per distruggere i Fili che potevano essere sfuggiti ai primi contrattacchi.

Poi F’lar diede l’ordine di guadagnare quota per incontrare i Fili a metà strada. Mentre Mnementh si scagliava verso l’alto, F’lar agitò il pugno, in un gesto di sfida, in direzione della Stella Rossa.

«Un giorno,» gridò, «non ce ne staremo qui tranquilli. ad aspettare la vostra discesa. Vi piomberemo addosso, là dove siete, e vi cancelleremo dal vostro stesso mondo.»

Per l’Uovo, si disse, se possiamo viaggiare nel tempo fino a portarci indietro di quattrocento Giri e se possiamo attraversare mari e terre in un batter d’occhio, cosa può essere per noi, passare da un mondo all’altro, se non un passo appena diverso?

Sogghignò tra sé. Avrebbe fatto meglio a non parlare di quel progetto temerario in presenza di Lessa.

Masse di Fili davanti a noi, l’avvertì Mnementh.

Mentre il drago bronzeo caricava, fiammeggiando, F’lar serrò le ginocchia contro il collo massiccio. Madre di tutti, pensò: era felice perché lui, F’lar, cavaliere del bronzeo Mnementh, era proprio in quel tempo, fra tutti i tempi immaginabili, un dragoniere di Pern!

MAPPA DI PERN

FINE